Ddl Zan, Renzi attacca il Pd in una lettera: «Giocata una battaglia di consenso sulla pelle dei ragazzi»

Il leader di Italia viva scrive al direttore di Repubblica e critica la scelta dei suoi ex compagni di partito rischiare sulla legge «facendo vincere i populisti del Senato»

Ci sono ancora le manifestazioni, nelle piazze italiane, a supporto del ddl Zan. Ma ormai per l’approvazione di una legge contro i crimini di odio omolesbobitransfobico bisognerà attendere almeno la prossima legislatura. Questo perché, in Senato, è passata la cosiddetta «tagliola» proposta da Lega e Fratelli d’Italia e, per i prossimi sei mesi, nessuna discussione potrà essere intavolata sul testo di Alessandro Zan. «Il triste epilogo del disegno di legge Zan divide per l’ennesima volta il campo dei progressisti in due. Da un lato i riformisti, che vogliono le leggi anche accettando i compromessi. Dall’altro i populisti, che piantano bandierine e inseguono gli influencer, senza preoccuparsi del risultato finale. I primi fanno politica, gli altri fanno propaganda». Dà la sua versione dei fatti, in una lettera indirizzata al direttore di Repubblica, Matteo Renzi. Il leader di Italia viva, accusato di aver preferito viaggiare in Arabia Saudita piuttosto che essere a Palazzo Madama il giorno della votazione sulla «tagliola», critica duramente la strategia del Partito democratico:


«Il Pd ha deliberatamente scelto di rischiare sulla pelle delle persone omosessuali, transessuali, con disabilità. I dirigenti Dem hanno preferito scrivere post indignati sui social anziché scrivere leggi in Gazzetta Ufficiale. E naturalmente si è scatenata la campagna di aggressione contro chi proponeva il compromesso, a cominciare da Italia Viva». Riassumendo la parabola del disegno di legge al Senato, Renzi sostiene che il provvedimento era a un passo dall’approvazione. Poi, «sui media, ma anche in Aula nel dibattito del 13 luglio 2021, avevamo chiesto di evitare lo scontro ideologico, trovando un accordo sugli articoli legati alla libertà d’opinione e all’identità generale, come richiesto da molte forze sociali e dalle femministe di sinistra. “Se si andrà allo scontro, al muro contro muro, e si perderà a scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi”, dicemmo allora».


Rivendicano, da Iv, la lungimiranza politica nel prevedere la vittoria del centrodestra a Palazzo Madama sul ddl Zan. Troppe contrapposizioni e, insieme, troppo risicati i numeri per andare allo scontro. Scrive l’ex presidente del Consiglio: «Il compromesso, come scriveva Amos Oz, è sinonimo di vita. Dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità, non è idealismo. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte». Renzi reclama anche il merito di aver fatto passare – cercando il compromesso, ma anche mettendo la fiducia dell’esecutivo – l’unica legge a favore della comunità omosessuale «mai approvata in Italia», quella delle unioni civili.

«È vero, ci sono state decine di franchi tiratori, almeno una quarantina, di tutti gli schieramenti politici. E noi abbiamo contestato la decisione della presidente Casellati di concedere il voto segreto sul non passaggio agli articoli: volevamo che tutti si assumessero in modo trasparente le proprie responsabilità. Così come gli applausi e i cori da stadio dopo il voto sono stati uno schiaffo alla sensibilità di tante persone civili che volevano vedere in Aula dei senatori, non degli ultras. Ma al di là di tutto, resta il fatto che la legge è fallita per colpa di chi ha fatto male i conti e ha giocato una battaglia di consenso sulla pelle di ragazze e ragazzi che non si meritavano questa ferita».

Conclude il senatore: «Rinunciare al compromesso possibile per sognare la legge impossibile è stata una scelta sbagliata, figlia dell’incapacità politica del Pd e dei Cinque Stelle. La sbandierata presunta superiorità morale, il rifiuto aprioristico di qualsiasi mediazione, la scelta di mettersi a posto la coscienza senza sporcarsi le mani: queste le caratteristiche di una sinistra che, in tutto il mondo, fa prevalere l’ansia di visibilità mediatica e social alla fatica dei risultati concreti. Noi siamo altrove».

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