Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

La bufala del “blocco fiscale” nel Green Pass per obbligarvi a pagare le tasse

In Italia non è tecnicamente possibile invalidare un singolo Green Pass e non è prevista una lista di revoca

Circola una teoria su un presunto “blocco fiscale” nel Green Pass, che lo renderebbe non più valido nel caso in cui non fossero state pagate eventuali somme dovute allo Stato, tasse o multe. Una sorta di teoria del complotto, per la quale la certificazione verde non sarebbe stata introdotta per fini sanitari, ma per un ossessivo e forzato controllo contro l’evasione fiscale. Tale teoria non regge, soprattutto perché tecnicamente inapplicabile per come è strutturato il sistema informatico nazionale del nostro Green Pass.

Per chi ha fretta

  • Non ci sono riferimenti normativi che riportino l’introduzione di un “blocco fiscale” nei Green Pass.
  • Non esiste in Italia una lista di revoca dei Green Pass singoli.
  • Per bloccare un unico Green Pass bisogna revocare tutti quelli che sono stati generati con la stessa chiave privata (ne abbiamo parlato nell’articolo sul falso certificato di Adolf Hitler).

Analisi

Il 29 ottobre 2021 la pagina Facebook IO SONO populista pubblica un post contenente il seguente testo:

PER I FAVOREVOLI AL GREEN PASS

Un giorno ti presenti al cinema col tuo bel greenpass, ma il lettore non lo accetta. Riprovano, nulla, non lo rileva. Non vedi il film. Ti incazzi. La mattina dopo vai nella farmacia dove ti hanno fatto il greenpass, anche il farmacista non riesce a capire cosa non va nel tuo passaporto verde. Allora vai all’USL. E loro vedono che c’è un blocco nel tuo greenpass e ti dicono di rivolgerti al Comune. E lì scopri cos’è successo. “Lei signore, non ha presentato la dichiarazione dei redditi!” “E questo cosa c’entra col greenpass?” “Con l’ultimo DPCM è stato inserito il blocco fiscale nel green pass!” Allora chiami il tuo commercialista, lo insulti, gli dici che hai il green pass bloccato.

Il poveretto in 24 ore ti presenta la dichiarazione, ti paga l’F24. Quindi ritorni al Comune, ma ancora il greenpass non si sblocca. L’impiegata consulta la tua scheda nel suo computer: “Signore, mi risulta che lei non ha ancora pagato una multa per divieto di sosta…” Allora resti di merda. Cominci a capire perchè i governi dei conti e dei draghi insistevano tanto per abituarti a vivere con un passaporto verde. E tu che credevi davvero che lo facessero per il tuo bene, perchè tenevano alla tua salute, e invece ti hanno fottuto.

Grazie alla tua accondiscendenza, al tuo egoismo, ci hanno fottuti tutti!

Forse a quel punto ti renderai conto che quelle persone che gridavano in piazza “No green pass!” non erano così coglioni come tu credevi.

Tra i post più diffusi (oltre 22 mila condivisioni) troviamo quello del 17 ottobre 2021 del filosofo Diego Fusaro, il quale riporta un virgolettato e uno screenshot senza aggiungere ulteriori dettagli o spiegazioni:

“Quando il greenpass, di cui andate fieri, diventerà rosso impedendovi di rinnovare la carta d’identità perché non avete pagato la TARI o la patente perché avete esaurito la quota CO2 mensile o di lavorare perché non avete pagato l’IRAP vi sarà tutto chiaro, ma sarà anche tardi”. (Antonio Triolo)

Lo stesso testo pubblicato da Diego Fusaro è presente in uno screenshot, condiviso via Facebook, che riporta le seguenti parole: «A breve, tramite il Green Pass, ci sarà il blocco fiscale, per le tasse e multe non pagate!!».

Perché la storia del “blocco fiscale” è una bufala

«Con l’ultimo DPCM è stato inserito il blocco fiscale nel Green Pass» scrivono nei post social, ma è la prima falsità. L’ultimo DPCM approvato poco prima della diffusione della bufala è quello del 12 ottobre 2021 e non riporta in alcun modo informazioni relative al Green Pass e il fantomatico blocco fiscale.

Come abbiamo spiegato in un precedente articolo, quello relativo ai certificati falsi – ma validi – intestati ad Adolf Hitler, non è possibile invalidare un singolo Green Pass:

Che voi possediate un Green Pass valido, da vaccinati o negativi a un tampone, nel caso di positività il vostro certificato verde non viene aggiornato! Se oggi avete fatto il test non avrete mai la certezza di risultare positivi ripetendo il test il giorno successivo, ma intanto vi sentite sicuri di possedere una certificazione per sedervi a fianco del vostro amico o collega con il rischio di infettarlo.

L’unico modo per invalidare un singolo Green Pass è quello di invalidarli in blocco revocando le chiavi private di firma. Ciò vorrebbe dire dover far ricreare tutti i certificati verdi precedentemente generati dalla chiave revocata con una nuova, costringendo tutti i possessori di un Green Pass valido a scaricarlo nuovamente dalle applicazioni ufficiali. Ad oggi non risulta che ci sia stato un blocco di massa del genere.

Non esiste una lista di revoca

Infine, in Italia non esiste alcuna lista di revoca per i singoli certificati verdi, al contrario di quanto avviene in altri Paesi come la Francia. A spiegarlo è Matteo Flora in un video del 28 ottobre 2021:

Come ci fa comprendere lo stesso Flora, per avviare una sorta di lista di revoca bisognerebbe innanzitutto approvare una modifica nelle norme italiane e successivamente uno a livello informatico. Ricordiamo che il controllo dei Green Pass avviene offline, infatti l’applicazione VerificaC19 non necessita di collegarsi a un database nazionale.

Infine, introducendo un fantomatico “blocco fiscale”, il Green Pass otterrebbe una funzione che potrebbe essere contestata sul profilo costituzionale, in quanto non riguarderebbe più il contesto dell’emergenza sanitaria.

Conclusioni

La notizia diffusa tramite i social riguardante un presunto “blocco fiscale” nel Green Pass è priva di fondamento. Anche a livello informatico, per come è stata creata l’intera infrastruttura, non è possibile revocare un Green Pass valido nemmeno nel caso la persona in suo possesso risulti positiva al Sars-Cov-2.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione sulle piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: