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Il «certificato verde di Hitler» e la difficoltà dei controlli: quanti Green pass falsi circolano in Europa?

Il problema dei QR code generati illecitamente potrebbe riguardare anche altri Paesi europei. Sappiamo quante chiavi private sono state trafugate?

Quel falso certificato verde intestato ad Adolf Hitler, scovato da Open ieri sera, era stato diffuso in un forum accessibile a tutti, e non nel Dark Web, per dimostrarne la validità e per facilitare la vendita a qualche No Vax interessato. Per crearlo è stata usata una chiave privata francese che, come abbiamo recentemente appreso, verrà annullata rendendo inutilizzabili i QR code generati illecitamente. C’è un problema però: non è l’unica chiave utilizzata.


Il problema non riguarda solo una chiave privata francese. Nell’arco della nottata era circolato un altro QR code sempre intestato ad Adolf Hitler, ma con la data di nascita del 1930 e generato da una chiave privata polacca. Il problema non è dunque solo francese, o polacco, ma potrebbe riguardare anche altri Paesi europei. Sappiamo quante chiavi private sono state trafugate? Quanti sono i Green Pass fasulli creati fino ad oggi? No, non lo sappiamo.


Il rebus dei controlli

Grazie alla diffusione di quei due QR code su Raid Forums ora le autorità nazionali di Francia e Polonia potranno correre ai ripari, ma chi ci assicura che non siano state utilizzate altre chiavi private tedesche, spagnole o italiane? Quante persone sono circolate nel territorio europeo acquistando illegalmente la certificazione? In fondo queste problematiche si conoscevano, le cosiddette “falle del sistema” come qualche operatore sanitario che certificasse falsamente una vaccinazione erano state preventivate, ma bisognava scoprire caso per caso.

Non ci possiamo immaginare un controllo a tappeto, è già tanto se gli stessi esercenti controllino il Green Pass ai clienti che si vogliono sedere all’interno dei locali. Pensate a quanti potrebbero aver utilizzato il QR code diffuso erroneamente online da qualche testata giornalistica o da un ente pubblico, come era successo con la Regione Toscana, presentandosi a un controllore che faceva attenzione solo al colore verde o rosso della schermata senza rendersi conto che il Green Pass in mano a un giovane uomo fosse quello di un’anziana signora. Pensate solo a chi potrebbe aver usato il QR code di Hitler facendola franca.

Le alternative

Se non è possibile fare un controllo a tappeto, che alternativa abbiamo per combattere l’illegalità dei Green Pass creato dalle chiavi trafugate? Annullare tutte le chiavi private attualmente in uso e far scaricare nuovamente il QR code a tutti i possessori legittimi, ma riusciamo ad immaginare tutte quelle persone che non sono così “tecnologiche” e che hanno chiesto aiuto solo per stamparlo? Per colpa di pochi ne pagano le conseguenze tutti gli altri, come al solito.

Il Green Pass, così come tutto il sistema che circola intorno, non è perfetto. Non si tratta di una protezione totale contro il Sars-Cov-2, a quello non interessa se avete un QR code valido nel vostro smartphone o nel foglio stampato custodito nel portafoglio. Il certificato verde serve solo per abbassare le possibilità di contagio all’interno di un ambiente che dovrebbe essere controllato. La mancanza di quest’ultima condizione, con la presenza di una persona non vaccinata e senza mascherina dentro un bar, aumenta il rischio di infezione da parte di chi ha seguito correttamente le regole di sicurezza. Stesso discorso vale per gli ambienti di lavoro.

Imparare a essere responsabili

Ci vuole anche un briciolo di buon senso. Che voi possediate un Green Pass valido, da vaccinati o negativi a un tampone, nel caso di positività il vostro certificato verde non viene aggiornato! Se oggi avete fatto il test non avrete mai la certezza di risultare positivi ripetendo il test il giorno successivo, ma intanto vi sentite sicuri di possedere una certificazione per sedervi a fianco del vostro amico o collega con il rischio di infettarlo.

La scoperta dei due Green Pass validi di Adolf Hitler è un ulteriore campanello d’allarme, da non sottovalutare affatto e le autorità dovrebbero essere costrette a porvi rimedio nell’immediato. Dall’altra parte non c’è soltanto la richiesta di un impegno da parte di queste autorità, ma anche degli stessi cittadini, possessori o controllori dei certificati verdi. Questa pandemia doveva insegnarci ad essere responsabili per noi stessi e per gli altri, ma per farcelo capire non dovrebbe servire un Green Pass.

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