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Green pass sul lavoro, Draghi firma il Dpcm: per gli statali orari flessibili, controlli su almeno il 20% dei dipendenti – Il testo

Il presidente del Consiglio ha firmato delle linee guida aggiuntive per i lavoratori della Pa e per i controlli. Saranno considerate assenze ingiustificate anche quelle avvenute nei giorni festive

Arrivano i Dpcm che integrano il decreto sull’obbligatorietà del Green pass. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato oggi, 12 ottobre, due testi che definiscono le regole con le quali milioni di italiani – dipendenti pubblici, privati e autonomi – conviveranno da venerdì 15. In serata è arrivato il Dpcm con le linee guida relative al controllo della certificazione tra i lavoratori, necessarie a fornire ai datori di lavoro gli strumenti informatici che consentiranno una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni. La proposta era stata avanzata dal ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, del ministro della Salute Roberto Speranza e del ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao. Nel pomeriggio Draghi aveva firmato il Dpcm contenente specifiche per i dipendenti della Pubblica amministrazione. Qui le aggiunte erano state decise su proposta di Speranza e del ministro della pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Tutto il pacchetto entrerà in vigore a partire dal prossimo 15 ottobre. Secondo quanto confermano fonti di governo, da quel momento «i soggetti sprovvisti di certificazione verde dovranno essere allontanati dal posto di lavoro». Ciascun giorno di mancato servizio verrà considerato «assenza ingiustificata», compresi i giorni considerati festivi. In nessun caso, confermano, l’assenza di Green pass «comporta il licenziamento».


QR code per esenti dal vaccino

Il Dpcm affronta anche il tema dei lavoratori esenti dal vaccino per motivi di salute. Secondo quanto si apprende, i soggetti che non possono effettuare la vaccinazione «dovranno esibire un certificato contenente l’apposito “QR code” in corso di predisposizione». I soggetti in questione, dicono dal governo, non potranno essere soggetti ad alcun controllo.


I controlli

A controllare la certificazione sarà il datore di lavoro, che potrà fare le verifiche «all’accesso, evitando ritardi e code durante le procedure di ingresso, o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20% del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale». Ci sarà un’app dedicata alle aziende per il controllo quotidiano del Green pass.

La flessibilità per gli statali

Sarà quindi possibile una «maggiore flessibilità negli orari di ingresso e di uscita” dal lavoro» per i dipendenti della Pa, così da facilitare i controlli. «Ogni amministrazione, anche al fine di non concentrare un numero eccessivo di personale sulle mansioni di verifica della certificazione verde, dovrà provvedere ad ampliare le fasce di ingresso e di uscita dalle sedi di lavoro del personale alle proprie dipendenze», affermano fonti di governo. «Sarà quindi consentito il raggiungimento delle sedi di lavoro stesse e l’inizio dell’attività lavorativa in un più ampio arco temporale».

La app per le aziende

Il ministero della Salute renderà disponibili per i datori di lavoro delle funzioni specifiche per effettuare i controlli in azienda. L’obbligo coinvolge sia i lavoratori del settore pubblico che quello privato: in entrambi i casi chi si presenterà sul posto di lavoro senza certificato verde anti-Covid risulterà assente non giustificato, quindi resterà a casa e senza stipendio. Tra i chiarimenti contenuti nella Dpcm, il governo Draghi prevede la possibilità di controllare il Green pass fino a 48 ore prima, per venire incontro alle esigenze di lavori che si svolgono su turni o che sono legati all’erogazione di servizi essenziali.

Vaccinati all’estero e certificazioni cartacee

Anche i vaccinati all’estero potranno richiedere il Green pass per andare a lavoro. Sarà consentito «ai cittadini italiani e i loro familiari conviventi oltre a tutti i soggetti iscritti al Servizio sanitario nazionale». Nessun problema, inoltre, per chi non ha la certificazione verde in formato digitale: andrà bene anche quella cartacea- Comunque i cittadini potranno «avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che attestano o refertano» una delle condizioni per il rilascio della certificazione verde anti-Covid.

Privacy e multe

Le aziende faticano a individuare i “controllori” chiamati a verificare la certificazione verde dei colleghi (oltre alla necessità di doverli pagare, dunque con un aggravio di spese, ndr) mentre qualcuno solleva la questione privacy, dunque i dati sensibili dei vaccinati che vanno protetti in tutti i modi. Ma c’è anche la questione multe: da 600 a 1.500 per chi entra in ufficio senza Green pass. Il datore di lavoro che non effettua i controlli, invece, rischia una sanzione fino a 1.000 euro.

I limiti del datore di lavoro

Inoltre il datore di lavoro è chiamato a individuare un responsabile per la verifica delle certificazioni verdi: in nessun modo possono essere raccolti i dati del dipendente, quindi nessuno è tenuto a sapere se il Green pass derivi da guarigione da Covid, tampone o vaccino. Non è consentito nemmeno richiedere la copia della certificazione né conoscere la sua relativa scadenza (nella maggior parte dei casi, comunque, a 2022 inoltrato). Per i controlli del Green pass effettuati con l’app è assolutamente vietato «conservare il codice a barre bidimensionale (QR code) delle certificazioni verdi Covid-19 sottoposte a verifica, nonché estrarre, consultare, registrare o comunque trattare per finalità ulteriori rispetto a quelle» per il controllo per l’accesso al lavoro «le informazioni rilevate dalla lettura dei QR code».

L’app che tutela la privacy dei lavoratori

Concretamente, come potrà essere verificato il Green pass? Con un’app che avrà funzionalità ad hoc per una verifica «quotidiana e automatizzata» che, di fatto, rivelerà solo il possesso di un certificato «in corso di validità» e non «ulteriori informazioni» del lavoratore, come appunto la data di scadenza. Per questo motivo, per venire incontro ai datori di lavoro ma anche per una maggiore tutela della privacy del lavoratore, è stato creato «un pacchetto di sviluppo rilasciato dal ministero della Salute con licenza open source da integrare nei sistemi di controllo degli accessi, inclusi quelli di rilevazione delle presenze».

Foto in copertina di repertorio: ANSA/Roberto Monaldo

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