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La Sea Eye 4 verso Lampedusa con 800 persone a bordo. Lamorgese: «Ingiusto che se ne occupi solo l’Italia»

Malta sotto accusa: avrebbe ignorato tutte le richieste di aiuto. La ministra dell’Interno: «Giusto che si salvino ma non può essere un carico solo per il Paese di primo approdo»

Nella notte le navi delle ong tedesche Sea Eye 4 e Rise Above di Mission Lifeline hanno soccorso 400 persone in acque SAR (Search and Rescue area, zona di ricerca e soccorso) maltesi. Le persone sono ora a bordo della Sea Eye 4 che aveva già salvato altre 400 persone nei giorni scorsi in un totale di sette diversi interventi di soccorso nelle ultime 48 ore. La nave si sta dirigendo verso Lampedusa. Le ong raccontano di essere intervenute in soccorso di una barca di legno a due piani con una falla nello scafo da cui imbarcava acqua. «È scioccante quanti soccorsi Sea-Eye e altre organizzazioni hanno dovuto effettuare negli ultimi giorni», dice Christine Winkelmann, presidente dei medici tedeschi. L’organizzazione è a bordo con la dottoressa Daniela Klein. «La situazione sul terreno è drammatica, poiché le squadre di soccorso stanno raggiungendo il limite delle loro capacità, che non sono più sufficienti. Abbiamo bisogno di aiuto».


Il soccorso

Il soccorso è avvenuto nella serata di ieri: la prima imbarcazione più veloce, la Rise Above, è arrivata sul posto e ha visto il barcone in legno imbarcare acqua dalla falla nello scafo. Alcune persone erano in acqua senza salvagente e sono state soccorse. «Gli equipaggi delle scialuppe di salvataggio hanno fornito rapidamente i giubbotti di salvataggio alle persone in difficoltà, le hanno calmate e hanno inizialmente stabilizzato la situazione di pericolo», raccontano da Sea Eye. «Fondamentale, perché una barca di legno così grande può facilmente capovolgersi in caso di disordini o addirittura di panico». Le emergenze mediche urgenti sono state evacuate sulla nave madre e una persona è stata rianimata mentre era ancora sulla scialuppa di salvataggio. L’evacuazione completa della barcone non è stata completata fino a mezzanotte.


«Nonostante il barcone in pericolo si trovasse in acque internazionali in zona Sar di competenza maltese, e Alarm Phone avesse segnalato il caso fin dalla mattina di ieri, mercoledì, aggiornando continuamente sulla posizione e le condizioni della barca, le autorità di Malta hanno ignorato le richieste di intervento di emergenza», attaccano da Mediterranea, mentre la nave della ong italiana si trova a Chioggia, Venezia, in cantiere e si prepara alla prossima missione nel Mediterraneo centrale. «La Sea Eye 4 e Rise Above erano a circa sei ore di distanza dal luogo dell’incidente», proseguono le ong tedesche. E la Sea Eye aveva già a bordo quasi 400 persone soccorse nelle ultime 48 ore in 6 operazioni diverse. «Il capo delle missioni di Sea-Eye e Mission Lifeline ha deciso di procedere alle coordinate trasmesse da AlarmPhone ai centri di coordinamento dei soccorsi europei, perché nessun altro aiuto era prevedibile per queste persone in grave pericolo di vita». Ancora una volta «solo la presenza e l’attivazione delle navi della società civile europea hanno evitato un naufragio con centinaia di potenziali vittime», rilanciano da Mediterranea.

Verso Lampedusa

La Sea-Eye-4 con più di 800 persone a bordo si sta dirigendo ora verso l’isola di Lampedusa: «dista solo poche ore dal luogo dell’incidente ed è quindi il porto di sicurezza più rapido da raggiungere», spiegano da Sea Eye. La nave «ha già chiesto al centro di coordinamento dei soccorsi di Roma l’assegnazione di un porto sicuro e assistenza urgente al ministero degli Esteri tedesco, poiché Malta rifiuta ancora ogni comunicazione». «Qualsiasi ritardo da parte delle autorità mette in pericolo la salute e la vita delle persone soccorse e del nostro equipaggio. È vergognoso come Malta si sottragga ripetutamente alle proprie responsabilità e ignori le chiamate di soccorso», affonda Gorden Isler, presidente di Sea-Eye. «Il comportamento delle autorità europee ha tratti quasi criminali. Le responsabilità sono univoche e chiaramente regolamentate», rilancia Axel Steier, portavoce di Mission Lifeline. «Il motivo per cui gli stati non vi aderiscono e abbandonano consapevolmente le persone in pericolo in mare può essere correlato solo a una mancanza di pressione per l’azione penale attraverso la Corte penale internazionale. Sarebbe facile ritenere questi responsabili personalmente responsabili».

Lamorgese attacca l’Europa

Sul tema dell’immigrazione è intervenuta la ministra Lamorgese, durante la firma di un protocollo d’intesa per corridoi umanitari di afghani: «Abbiamo navi di ong che hanno tanti migranti a bordo: è giusto che si salvino, – ha detto – ma è ingiusto che sia solo l’Italia a occuparsene». La ministra ha poi chiarito: «Non può essere un carico che deve avere solo il Paese di primo approdo, è ingiusto anche perché siamo in pandemia e abbiamo difficoltà organizzative». Lamorgese ha dichiarato di aver affrontato il tema con la commissaria europea Ylva Johansson: «Serve maggiore partecipazione dei Paesi europei per una giusta redistribuzione dei migranti secondo il principio di solidarietà», ha aggiunto.

In copertina: Sea Eye

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