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Zhang Zhan: l’attivista che denunciò la gestione della pandemia in Cina rischia di morire in carcere

Amnesty International chiede il rilascio immediato della giornalista 38enne, condannata a 4 anni di carcere per aver «causato problemi» con le sue inchieste a Wuhan nel febbraio 2020

Rischia di morire in carcere l’attivista e giornalista cinese Zhang Zhan, detenuta per aver documentato l’inizio della pandemia di Coronavirus a Wuhan, in Cina, nel febbraio 2020. A lanciare l’allarme è Amnesty International, che in una nota afferma che la giornalista cinese ed ex legale 38enne si trova in fin di vita in carcere dopo uno sciopero della fame che l’ha portata a pesare meno di 40 chili. Zhan è stata è stata arrestata nel maggio 2020 e lo scorso dicembre è stata condannata a quattro anni di carcere con l’accusa di avere «seminato discordia e causato problemi». Il fratello dell’attivista, lo scorso 30 ottobre, sul suo account Twitter, ha scritto: «Non credo che vivrà molto a lungo, e se non ce la farà a superare l’inverno, spero che il mondo possa ricordarla per ciò che è stata e ha fatto». 


L’inchiesta su Covid-19 a Wuhan

Amnesty International ha chiesto il «rilascio immediato» della giornalista in modo da poterle permettere di ricevere le cure medico-sanitarie necessarie per sopravvivere, senza le quali l’attivista sarebbe «a rischio morte». Nelle ultime settimane, la famiglia avrebbe chiesto alle autorità cinesi di poterla incontrare in prigione a Shanghai, senza però ricevere risposte. Dalla fine del processo, Zhan non può parlare né con il proprio legale l’avvocato né incontrare i propri familiari. L’unica concessione di Pechino è quella di permettere alcune rare telefonate con i parenti, sotto la stretta sorveglianza degli agenti. In questi mesi Zhang Zhan sarebbe stata alimentata a forza e tenuta incatenata in modo da non permetterle di rimuovere il sondino per l’alimentazione. In sede di processo, non riuscendo a reggersi in piedi per il deterioramento delle condizioni di salute, l’attivista è arrivata su una sedia a rotelle. A causa della gravità delle sue condizioni di salute, lo scorso luglio, l’attivista è stata ricoverata in ospedale per poi essere nuovamente incarcerata, continuando lo sciopero per la fame di protesta. Zhang Zhan, nel febbraio 2020, si era recata a Wuhan per investigare sulla gestione della pandemia da parte di Pechino, pubblicando messaggi sui social in cui denunciava gli arresti di reporter indipendenti e le intimidazioni subite dalle famiglie dei pazienti contagiati affinché rimanessero in silenzio. Tra i giornalisti indipendenti arrestati ci sono anche Fang Bin e Li Zehua e l’avvocato Chen Qiushi.


Foto in copertina: ANSA

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