Fondazione Open, Renzi contro Conte: «Mi attacca perché l’ho spedito a casa»

Botta e risposta tra i due ex premier. Il leader grillino parla di conflitto d’interessi. Il senatore di Italia viva lo sfida a un confronto tv

È scontro tra due ex premier, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, sulle vicende della Fondazione Open. Il leader dei 5 Stelle ha sollevato nei giorni scorsi dubbi sull’operato del senatore di Italia Viva sottintendendo timori su possibili conflitti di interesse, alla luce di quanto scritto da il Fatto Quotidiano che ha ricostruito come, dopo che Renzi  è intervenuto a un meeting sulle “eccellenze Made in Italy”, nel 2019, organizzato a Firenze dalla 21 Investimenti Sgr di Alessandro Benetton, la stessa che ha poi versato sul suo conto 19.032 euro come compenso. «Renzi? Mi colpisce molto che un senatore prenda soldi da enti pubblici di uno Stato estero, ma lo risolveremo con una legge sul conflitto di interesse», ha attaccato ieri Conte.


«L’ex premier attacca con violenza me e Italia Viva sulla revoca delle Autostrade», replica oggi l’ex presidente del Consiglio su Facebook. «Sostiene che per la mia attività di speaker con alcuni fondi di investimento – tra cui 21 Invest – non avrei giudicato in serenità l’operato del Governo. L’illazione è squallida e dimostra come ormai Conte sia un uomo dominato dal rancore», dice Renzi. «Le sue frasi sono false come sarebbe facile dimostrare se solo accettasse un confronto TV cosa che ha paura di fare». Conte «dice che non si confronta con me perché io non ho consenso e poi mi attacca senza contraddittorio: se solo non fosse ridicolo, farebbe tenerezza. Voglio che resti agli atti la verità. La revoca delle concessioni autostradali è figlia di una cultura populista e demagogica che ha portato il contribuente italiano a regalare circa 8 miliardi alla società dei Benetton. I Benetton NON hanno pagato: hanno incassato, grazie a Conte e al suo populismo».


Italia Viva «si è schierata contro – praticamente da sola – e sono grato a Teresa Bellanova e Elena Bonetti per aver avuto il coraggio di smarcarsi dal voto in Consiglio dei Ministri», prosegue ancora l’ex presidente del Consiglio. «Ci siamo schierati contro perché Conte stava facendo un regalo al concessionario mascherato con il populismo di chi non pensa alla realtà ma solo ai like sui social. Questa è la verità. E sono pronto a dimostrarla, numeri alla mano, in qualsiasi dibattito pubblico Conte accetti di fare da qui alle elezioni. Su di me e sull’indagine Open, l’avvocato grillino ha detto falsità», dice ancora l’ex sindaco di Firenze. «Non so se per ignoranza giuridica o per malafede politica. O per entrambe. Quando ho visto il video di Conte, nervoso, agitato, visibilmente provato dalla rabbia per aver dovuto lasciare palazzo Chigi ho ripensato a un anno fa. Un anno fa quello stesso uomo che ieri rosicava in diretta TV su La7, era sorridente a Palazzo Chigi a ordinare banchi a rotelle, tra mascherine al 5% e ventilatori cinesi mal funzionanti. Entrava nelle case la sera per parlarci dei nostri affetti stabili e di cosa avevano deciso con Arcuri».

Il leader di Italia viva rivendica ancora una volta l’aver mandato a casa il governo guidato da Conte. «Potremo dire ai nostri nipoti che in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana un gruppo di parlamentari ha avuto il coraggio di sfidare l’opinione comune, mandando a casa un premier non all’altezza come Conte e creando le condizioni per l’arrivo di Draghi», prosegue. «Da allora non ci sono più le Azzolina, i Bonafede, i Casalino, l’ABC del populismo. Ma c’è il Governo Draghi e l’Italia ha recuperato prestigio. Conte può insultarmi, può mentire, può fare illazioni. Ma non può cambiare la storia: noi lo abbiamo mandato a casa perché non era capace. E di questa scelta sono e sarò sempre orgoglioso».

In copertina ANSA/CLAUDIO PERI | Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ospite della trasmissione Rai, Porta a Porta, in onda su Raiuno condotta da Bruno Vespa. Roma, 16 settembre 2021.

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