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Assegno Unico per i figli, 175 euro da marzo 2022: «Sarà pagato con un bonifico»

Il 18% rischia un taglio, ma la maggiorazione transitoria lo eviterà per 200 mila famiglie fino al 2025. Come si ottiene il sussidio

L’Assegno Unico per i figli arriverà a sette milioni di famiglie. Quasi tutte avranno importi più alti di prima. Perché la clausola di maggiorazione in vigore fino al 2025 salverà chi avrebbe dovuto subire un taglio. Parola di Elena Bonetti, ministra della Famiglia del governo Draghi, che oggi in un’intervista a Repubblica spiega anche perché non è stato lasciato il meccanismo della busta paga: «Perché è una misura che si rivolge a tutti, a prescindere dalla tipologia di lavoro. Il bonifico è semplice e immediato. E perché avremmo dovuto attivare procedure differenziate per lavoratore che avrebbero rallentato le erogazioni. Tutte le domande inoltrate a Inps entro giugno 2022 daranno diritto all’assegno retroattivamente da marzo 2022».


La maggiorazione transitoria

Con il nuovo assegno unico da marzo 2022 si amplierà quindi la platea di chi ha diritto al sostegno ma il 18% rischia di prendere meno soldi rispetto al 2021. Per evitarlo è stato previsto un meccanismo perequativo per le famiglie con meno di 25 mila euro di reddito. Anche i lavoratori dipendenti dovranno avere l’Isee per fare domanda a Inps. Si potrà sostituirlo con un’autodichiarazione ma a quel punto si incasserà sul conto corrente la cifra minima: 50 euro per ogni figlio invece di 175. Secondo Repubblica sono 400 mila le famiglie che rischiano di incassare di meno e la clausola di maggiorazione servirà a coprirne la metà. In più, la clausola chiamata «maggiorazione transitoria» è di durata triennale e con décalage. E quindi nel 2022 il ristoro è totale, poi nel 2023 cala a due terzi e nel 2024 a un terzo. Dal primo marzo 2025 non è dovuta più alcuna compensazione.


L’assegno costa a regime 19,6 miliardi all’anno. 6,8 miliardi saranno recuperati da misure esistenti come bonus bebè, bonus mamma, detrazioni e assegni familiari. L’importo va tra 50 e 175 euro per primo e secondo figlio (a seconda dell’Isee). A questo importo si aggiunge una maggiorazione tra 15 e 85 euro dal terzo figlio. Il quotidiano spiega che una famiglia con quattro figli e Isee sotto i 15 mila euro (ovvero una condizione che è della metà delle famiglie italiane) prenderà 175 euro al mese per primo e secondo figlio, 260 euro per terzo e quarto più 100 euro forfettari (a prescindere dall’Isee) per le famiglie dal quarto figlio in poi. In totale sono 970 euro al mese.

Come si ottiene l’assegno universale

La procedura per ottenere l’assegno universale prevede tre step. Non ci sono limiti di età per i disabili e alle mamme con meno di 21 anni si aggiungono 20 euro per ogni figlio. I beneficiari del reddito di cittadinanza lo otterranno in automatico. I tre step sono:

  • la domanda per ottenere l’assegno, che va presentata all’Inps a gennaio 2021 mentre l’erogazione scatterà a marzo;
  • il periodo transitorio, durante il quale i lavoratori riceveranno in busta paga le detrazioni fino a febbraio;
  • l’avvio effettivo con gli importi nuovi: per i primi due figli da 50 a 175 euro al mese, dal terzo figlio da 65 a 260 euro. Con quattro figli scatta un bonus da 100 euro al mese, a prescindere dall’Isee.

La Uila-Uil ha fatto i calcoli e spiegato così chi rischia di trovarsi con meno soldi. Secondo le simulazioni del sindacato citate oggi dal Fatto una famiglia di due genitori e due figli minorenni con monoreddito di 15 mila euro, patrimonio mobiliare di 3 mila e prima casa (50 mila euro), per un valore Isee di 4.878 euro, se con l’attuale sistema degli assegni per il nucleo familiare e le detrazioni figli prende 469 euro, da marzo con l’introduzione dell’assegno unico percepirà 350 euro. Mentre per una famiglia con reddito di 50 mila euro (entrambi i genitori lavorano), a parità del valore del patrimonio mobiliare e della prima casa, ma con Isee pari a 17.669, l’assegno unico arriverà a 383 euro contro gli attuali 262 dell’assegno per il nucleo familiare. La famiglia più bisognosa rischia di prendere 119 euro in meno, mentre quella più possidente 121 euro in più.

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