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Puntarono i fucili contro famiglie e bambini in una pizzeria: fermate tre persone, due sono 20enni – Il video

La banda indossava guanti azzurri per non lasciare tracce e cappucci per non farsi riconoscere dalle telecamere di videosorveglianza

Era l’11 ottobre quando due rapinatori fecero irruzione in una pizzeria nel Napoletano, a Casavatore, per rubare quattro orologi, tra i quali un Rolex e un Tudor, oltre a una collana d’oro. Senza scrupoli si erano presentati con le armi in mano puntando addirittura il kalashnikov contro un bambino seduto al tavolo con la sua famiglia. Scene che hanno spinto la Procura di Napoli Nord (che, poi, ha delegato le indagini ai carabinieri) a svolgere approfondimenti in tempi record. Oggi, 22 novembre, è stato notificato un decreto di fermo nei confronti dei presunti autori di quella rapina, messa a segno lo scorso 6 ottobre. Si tratta di due giovanissimi di 20 anni e di un 32enne, tutti di Napoli e ritenuti dagli inquirenti appartenenti a un’associazione a delinquere, nata per compiere colpi attraverso questo modus operandi. Indossano guanti azzurri per non lasciare tracce sulle armi e cappucci per non farsi riconoscere nemmeno attraverso le telecamere di videosorveglianza.


In una delle scene, uno dei rapinatori perquisisce un uomo, il capofamiglia che si trova accanto a un bimbo di 5-6 anni. Cerca una collana d’oro. Il piccolo è terrorizzato e alza persino un braccio per difendersi quando vede che la canna del fucile era stata rivolta verso di lui. Appena il malvivente si allontana, il piccolo cerca conforto dalla mamma che, intanto, tiene in braccio la sorellina. Le persone fermate sono Marco Giardino, 20enne incensurato di Secondigliano, Salvatore Di Matteo, 20enne, già noto alle forze dell’ordine, e Antonio Silvestro, 32 anni, anche lui di Secondigliano e già conosciuto dalle forze dell’ordine. Quest’ultimo, chiamato anche “banana”, secondo gli investigatori sarebbe direttamente legato al clan Di Lauro per il quale anni fa avrebbe fatto lo spacciatore di cocaina e crack. I carabinieri, però, non sono riusciti a trovare le armi usate quella sera e non si esclude che le abbiano prese in prestito grazie alle presunte relazioni con il clan. La banda, tra l’altro, avrebbe progettato altre tre rapine, tutte sventate dalla massiccia presenza sul territorio dei carabinieri.


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