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Nel fortino No vax di Aprilia: «Non saremo servi del dio vaccino»

Sant’Antonio Abate è una delle zone del Lazio con il numero più basso di vaccinati: meno del 44% della popolazione ha deciso di non proteggersi contro il virus. La comunità romena in cima alla lista degli oppositori

È una delle zone del Lazio con il numero più basso di vaccinati. A Sant’Antonio Abate di Aprilia, in provincia di Latina, la comunità romena ha detto di no alla protezione anti Covid per il 30%. Nella regione che fin da inizio campagna vaccinale ha registrato ottimi ritmi di vaccinazione, l’assessore alla Salute Alessio D’Amato si appella da giorni «ai cittadini con area di provenienza da Europa dell’Est». Ad Aprilia meno della metà ha accettato di aderire alla campagna vaccinale, il 44% secondo alcune stime diffuse dalla Regione Lazio. «Molte famiglie romene hanno dubbi, mi dicono di avere paura. Quando vengono a prendere il pacco alimentare prima li accoglievo all’interno, parlavamo. Ora invece li lascio fuori, la consegna è frettolosa ma non ho altre armi per convincerli che devono tutelare se stessi e gli altri». A parlare a La Stampa è il presidente del centro di Solidarietà San Benedetto Salvatore Saraniti. Più volte sul territorio è stata chiesta la collaborazione delle autorità religiose che, secondo quanto assicura l’assessore alla Salute, «si sono rese disponibili all’opera di convincimento».


Il no ai vaccini a Sant’Antonio Abate

Ma dal monastero ortodosso di Sant’Antonio Abate l’arciprete Luca Monti confessa di essersi infastidito: «Io non sono vaccinato e noi siamo contrari al Green Pass. Non parliamo di questi temi con chi frequenta il nostro monastero, siamo per la libertà di coscienza. Trovo che anche il Vaticano stia diventando servo del dio vaccino». Una posizione dura che non lascia molto margine alle speranze dell’amministrazione locale di avere un’improvvisa corsa alla vaccinazione. Ma non tutti sono ostili. Niculina Danaila, mediatrice interculturale, di Spirit Romanesc ha provato a persuadere i suoi connazionali. «Io sono vaccinata, ma tanti della nostra comunità purtroppo non lo sono. Proviamo a parlare con loro e a convincerli ma non c’è nulla da fare, dicono di aver paura. Se fosse per me seguirei il modello austriaco e li costringerei a non uscire».


Un problema più ampio

La comunità romena si fa fortino anti vaccino ma questo ad Aprilia non è l’unico problema. Su una popolazione totale di 80 mila abitanti, i vaccinati sono il 72%, 16 punti in meno rispetto alla media del Lazio. E il sindaco Antonio Terra: «Rispetto allo scorso anno registriamo un contagio diffuso non concentrato nelle Rsa o nelle scuole che diventa più difficile da gestire». I dati registrano dal bollettino confermano: più di 400 positivi in pochi giorni e un indice Rt all’1.8, molto più alto rispetto della media provinciale all’1.1. Per contrastare la nuova ondata è stato deciso una settimana fa l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, una misura che nelle ultime ore è stata prorogata ancora per una settimana ma che potrebbe essere in vigore ancora a lungo. «Ci sono grandi sacche di marginalità anche tra gli italiani. Penso a tutti quelli che non hanno un lavoro e sono tanti», spiega Emilia Ciorra responsabile delle politiche sociali nella città, «a quelli che vivono al massimo con il reddito di cittadinanza, e che fanno una vita da esclusi da ogni relazione sociale. Non abbiamo bisogno della vaccinazione, mi dicono», racconta Emilia Ciorra responsabile delle politiche sociali nella città».

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