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Peng Shuai, Pechino replica alle accuse: «Vicenda montata ad arte»

In Cina sono stati oscurati tutti i riferimenti online alla tennista. «Dobbiamo smettere di gonfiare con malizia la vicenda», ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri

Una vicenda «montata ad arte». Così il governo di Pechino ha definito la storia della tennista cinese Peng Shuai, la cui sorte sta tenendo in ansia il mondo dello sport ma non solo. In particolare, si teme per le conseguenze che potrebbero abbattersi sulla tennista dopo che ha denunciato un abuso sessuale da parte di Zhang Gaoli, ex vicepremier e pezzo grosso del Politburo. «Il governo di Pechino è molto bravo a controllare pensieri e parole dei quasi 1,5 miliardi di cittadini del Paese, ma non è altrettanto capace di influenzare il resto del mondo. E questo è stato dimostrato dal caso Peng Shuai», ha scritto il New York Times. I media statali si sono affannati a fornire una prova dopo l’altra, per dimostrare che la tennista sta bene. Dopo la denuncia, si erano perse le tracce di Peng per un paio di settimane. Poi, la tennista è ricomparsa, con post dubbi e notizie frammentate, ritirando addirittura l’accusa di stupro. La si vede su Twitter a cena con le amiche, oppure su Instagram in camera sua, circondata da peluche. Poi la videochiamata con il presidente del Comitato Olimpico, in cui dice: «Io sto bene, ho solo bisogno di una pausa». Eppure, la sua faccia sorridente non è bastata a rassicurare i fan, che non hanno potuto fare a meno di notare come tutte le sue apparizioni sembrino forzate, artefatte.


L’interesse internazionale per la vicenda è cresciuto sempre di più, e l’atteggiamento poco trasparente della Cina ha sollevato non pochi dubbi sulle pratiche di censura e coercizione messe in atto da Pechino. Sono stati oscurati tutti i rifermenti online della tennista, anche quelli relativi a fatti risalenti a molti anni fa. «Credo che alcune persone dovrebbero smettere di gonfiare deliberatamente con malizia la vicenda, per non parlare di quelli che la politicizzano», ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri cinese, Zhao Lijian. Queste sono le prime dichiarazioni ufficiali del governo, dopo che per settimane gli esponenti di Pechino hanno rifiutato di commentare il caso, affermando che non riguardava la sfera diplomatica. «Quando era una star mondiale del tennis, era nelle grazie di Pechino e veniva chiamata principessa cinese – ha scritto il New York Times – Ora che ha accusato uno degli uomini più potenti della Cina, Peng è stata stata messa a tacere».


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