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Davide Giri accoltellato alle spalle, gli ultimi istanti del ricercatore italiano ucciso a New York

Continuano a emergere particolari sulla morte del dottorando. Quello che non è ancora chiaro è il motivo per cui Vincent Pinkney, il sospetto principale, abbia scelto proprio lui come vittima

«Perché lo hai accoltellato?». È questa la domanda che urla il reporter del New York Post Steven Vago mentre Vincent Pinkney viene portato in manette alla Manhattan Criminal Court. Pinkney è l’unico sospettato per la morte di Davide Giri, il ricercatore italiano ucciso poco dopo le 11 di sera del 3 dicembre a New York. La polizia ora ha tra le mani un video delle telecamere di sorveglianza che si si trovano a Morningside Park, l’area verde vicino a Manhattan dove si è verificato l’omicidio. Secondo le prime ricostruzioni, nelle immagini si vede Pinkney che si avvicina a Giri camminando dietro di lui. Poi lo scatto e i fendenti tirati con un coltello verso il busto. In base ai pareri dei medici del St. Luke’s Medical Center una di queste coltellate avrebbe perforato la vena cava, un punto vitale. Sempre dalle immagini si vede come Giri abbia provato a scappare, prima di accasciarsi a terra. Le sue ultime parole sarebbero state: «Aiuto, sono stato accoltellato!».


Dopo l’attacco a Giri, Pinkney avrebbe colpito un altro ricercatore italiano: Roberto Malaspina. Esattamente come Giri, anche lui stava studiando alla Columbia University, una delle università più prestigiose al mondo. Dalle immagini raccolte dalla polizia si vede come Pinkney abbia accoltellato diverse volte Malaspina. A spiegarlo sono anche gli investigatori: «I colpi sono stati sferrati al busto e alla schiena. Hanno ferito diversi organi interni». Il Messaggero ha riportato la testimonianza di Malaspina: «Ero fuori da un locale con un amico. Siamo usciti, erano le undici. Tornavamo verso casa. Quello sconosciuto mi ha sorpreso e colpito alle spalle. Cinque, sei colpi. Io mi sono difeso con i piedi». E ancora: «L’aggressione è stata assolutamente ingiustificata. Mi ha colpito senza dire nulla, nel più completo silenzio. Non abbiamo avuto alcun tipo di dialogo. Ha cercato di ferirmi il più possibile. Sembrava un raptus».


Il silenzio di Vincent Pinkney

25 anni, 11 arresti alle spalle, secondo i media locali Vincent Pinkney è un membro della gang Everybody Killa. Aveva già scontato tre anni in carcere, sempre per un aggressione a un uomo. Dal momento dell’arresto, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 dicembre, Pinkney non avrebbe ancora detto una parola. In questi giorni ha chiesto (e ottenuto) un rinvio della sua udienza per una serie di dolori allo stomaco. Il suo avvocato ha chiesto che potesse essere sottoposto a un esame psicologico, una richiesta accolta dal giudice. Pinkney è stato spostato a Riker’s Island, una prigione che si trova su un’isola nel territorio di New York.

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