Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Quarantene ridotte? Abrignani (Cts): «Decisione da non temere. Non siamo noi a cambiare idea, è il virus che muta» – L’intervista

Tra poche ore l’immunologo dell’Università Statale di Milano prenderà parte alla riunione del Comitato tecnico scientifico per decidere sui nuovi tempi di isolamenti per contatti stretti e positivi. «Omicron più evidente di Delta», dice

Mancano poche ore all’importante riunione del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid sul tema delle quarantene. Con 2 milioni di persone attualmente in isolamento e la prospettiva di una crescita fino a 10 milioni di quarantenati, quello che il governo chiede agli esperti è di fornire un parere sulla possibile riduzione del periodo di isolamento per contatti stretti di positivi. Quello che gli esperti dovranno fare è invece valutare se le condizioni proposte dall’esecutivo permettono di mantenere un rischio di contagio e diffusione più basso possibile. L’idea sarebbe quella di ridurre il periodo di isolamento da 7 a 3-5 giorni per i contatti stretti vaccinati anche con terza dose. Una mini quarantena che servirebbe ad evitare il rischio paralisi di un intero Paese, già da settimane alle prese con una frenetica corsa ai tamponi. I presidenti di Regione poi propongono addirittura l’abolizione del periodo di isolamento per tutti i vaccinati con due o tre dosi da meno di 4 mesi. Il professor Sergio Abrignani, immunologo e membro del Cts, è uno degli esperti che parteciperà all’importante riunione prevista tra poche ore. Raggiunto da Open spiega nel dettaglio quello che i tecnici saranno chiamati a valutare e quali criteri prendere in considerazione.


Professore, i contagi galoppano e la sensazione è quella di un cerchio che si stringe sempre di più. Perché non dovremmo temere la possibile decisione di ridurre il tempo di isolamento?


«Per due principali motivi. Intanto che i dati attualmente disponibili su Omicron indicano che la variante non solo è molto più diffusiva ma che è molto più evidente di prima. In termini di tempo questo vuol dire che mentre con Delta il periodo medio di manifestazione della malattia era di 5 giorni, con Omicron è di 2-3 giorni. L’altro elemento è che i vaccinati con terza dose possono certo infettare ma che anche con cariche virali discrete sono in grado di trasmettere un virus molto leggero. Due evidenze scientifiche che hanno guidato la freschissima decisione dell’Ecdc di Atlanta, una delle agenzie più seguite e consultate al mondo: è di stanotte il documento importantissimo dove si comunica l’abolizione della quarantena per tutti i vaccinati con tre dosi e la riduzione a 5 giorni per vaccinati con 2 dosi e non vaccinati. Anche l’America stava vivendo una situazione di paralisi con più di 2 mila voli cancellati. Il contatto di un positivo con dose booster potrà ora uscire normalmente di casa indossando la mascherina senza il bisogno di isolarsi. Una decisione bastata proprio sui due dati che spiegavo prima.

Per cui, come deve accadere per tutti gli aspetti della lotta al virus, anche sulla questione delle quarantene dico: fidiamoci delle agenzie che negli ultimi 40 anni hanno aumentato la qualità della vita. Tutti i farmaci che prendiamo da decenni, tutti i medicinali che diamo ai nostri bambini senza alcun problema, sono stati tutti certificati e autorizzati da Fda e Ema. Quando le società di pediatria americane e italiane ci dicono che i bambini vanno vaccinati, perché non dovremmo credergli se tutte le cure che abbiamo finora dato ai più piccoli da anni hanno seguito esclusivamente le loro linee guida?

Anche nel caso delle quarantene sarà bene fidarsi?

«L’Ecdc americana ha una valenza mondiale, tanto che mi aspetto che anche l’Ecdc europea con sede a Stoccolma uscirà presto con una decisione simile. Si tratta del centro del controllo per le malattie che diffonde le circolari più seguite al mondo. Quando viene pubblicato un documento del genere stiamola a sentire. Ribadisco, sono agenzie che ci hanno fatto stare bene per 50 anni».

La corsa ai tamponi è frutto di una comunicazione incisiva da parte di governo ed esperti sull’importanza del tracciamento e della prevenzione di cluster. Dire ora che si può ridurre o addirittura fare a meno della quarantena crea in alcuni notevole confusione.

«Ci dicono che cambiamo idea ogni due giorni. Io dico invece che non siamo noi a scegliere ogni volta in modo diverso ma è il virus a cambiare. Cerchiamo solo di andargli dietro. Se avessimo ancora il ceppo originario di Wuhan non avremmo alcun problema, perché tutto quello che avevamo deciso allora è attualmente efficace. Il punto è che in 12 mesi il virus ha sviluppato ben 3 varianti pericolose in termini di contagio ed effetti. L’Alfa che ci ha preoccupato ad ottobre/novembre 2020, poi ad aprile con l’indiana, a novembre con la sudafricana. Queste tre mutazioni hanno cambiato gli scenari in modo importante e hanno aggiunto ogni volta qualcosa alla complessità del virus. Ora abbiamo raggiunto il “jolly” con una capacità di diffusione di Omicron paurosa. Basta guardare agli 80mila contagi di oggi».

Riduzione della quarantena e tracciamento con i tamponi messo in discussione. Quanto c’è di politico e quanto di scientifico nella volontà di arginare la corsa ai tamponi?

«Quello che siamo chiamati a valutare è di fatto un quesito politico. Questo non vuole dire che da parte nostra non sia assicurata una valutazione sulla base dei dati scientifici e soprattutto con l’obiettivo di una mitigazione del rischio accettabile. Arrivano dei quesiti dal governo che hanno bisogno di essere definiti a livello scientifico, con la consapevolezza che purtroppo il rischio zero non esiste. Spesso siamo costretti a lavorare sulla base di dati preliminari, ma è il virus che ci obbliga a lavorare su quelli. Sarebbe impensabile aspettare sei mesi di zona rossa per poi decidere sulle aperture migliori da consentire. Non è un modo ragionevole di procedere. Diamo pareri sulla base di dati in continua evoluzione, non perfetti ma sicuramente di scienza. La politica poi farà altre considerazioni».

Facendo parlare solo la scienza allora, i contagi di oggi sono meno preoccupanti di quelli di un anno fa pur essendo molti di più?

«C’è un’evidente dicotomia tra il numero di infezioni attuali e il numero di morti e ricoveri. E questo solo grazie ai vaccini, l’unica cosa che ci ha salvato. Mesi fa con 40 mila infezioni si contavano fino a mille morti. Pensiamo a quale numero potevamo arrivare con il record attuale di quasi 80mila casi. Il valore delle infezioni non ha lo stesso peso del primo assalto del Covid nella prima o nella seconda ondata, quando il passaggio di colore di una regione era dato dal numero di infezioni e solo poi di conseguenza a quello di ricoveri e dei decessi. Oggi non è più così e questo ci permette anche di discutere su eventuali riduzioni di quarantena».

La riduzione riguarderebbe i vaccinati con terza dose e, secondo le richieste di alcuni presidenti di Regione, anche tutti i vaccinati con due dosi. Siamo attualmente al 57,91 % di persone con booster. È una copertura davvero sufficiente per scegliere un isolamento ridotto o addirittura azzerato?

«A questa domanda preferisco ancora non rispondere. Sarà uno dei punti da affrontare nella discussione del Cts. È chiaro che il governo sarà chiamato a trovare una mediazione tra le evidenze scientifiche che arriveranno da parte nostra e le esigenze di mandare avanti il Paese».

Leggi anche: