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L’allarme della Caritas: «Con il nuovo anno almeno 40 mila sfratti in arrivo»

Circa 4 mila risultano già programmati solo a Roma, dove vige una sospensione temporanea fino al 7 gennaio

Nuovo anno, vecchi sfratti. Con la “normalizzazione” della pandemia di Coronavirus cominciano a saltare alcuni provvedimenti straordinari adottati nei primi mesi dell’emergenza. E dopo la fine del blocco dei licenziamenti, è ora la volta della fine della sospensione degli sfratti. A partire da domani, 1 gennaio 2022, per molte famiglie rischiano di partire le procedure di sfratto pendenti, che verranno attuate nelle varie città a seconda dei tempi della burocrazia. A lanciare l’allarme è la Caritas, che parla di 4 mila sfratti già programmati a Roma e almeno 32 mila in tutta Italia.


I numeri

Si tratta di sfratti causati dalla morosità che «richiedono un’attenta riflessione da parte del governo e del parlamento», si spiega. Perché il problema è complesso, non è certo nuovo ma è aggravato dalla situazione sanitaria e dalla conseguente crisi economica. «Si tratta di situazioni molto complesse che riguardano il diritto all’abitare di famiglie che erano già in gravi difficoltà economiche prima della pandemia di Covid-19 e che in questi mesi hanno subito ancora di più gli effetti della crisi», dicono ancora dalla Caritas di Roma. Ricordando che bisogna pure «tutelare i piccoli proprietari che hanno nella casa affittata un’integrazione fondamentale per il reddito familiare».


Nella Capitale vige una sospensione temporanea fino al 7 gennaio, annunciata dal Prefetto di Roma su richiesta dell’amministrazione di Roma Capitale. La Caritas di Roma si augura però che «al più presto» si arrivi a «un provvedimento che prenda in considerazione il problema dell’abitare con un impegno straordinario delle diverse parti coinvolte, a partire dalle istituzioni pubbliche e delle diverse parti sociali, sindacati e proprietari, per venire a capo di un dramma non semplice da superare anche perché per troppi anni è rimasto privo di adeguati interventi».

La Caritas Roma ricorda una sentenza dell’11 novembre scorso della Corte Costituzionale riguardante la sospensione degli sfratti per morosità proprio in ragione della situazione sanitaria. E chiede l’attivazione di «quelle linee di finanziamento che sono disponibili in città, per abbassare la pressione sugli sfratti per morosità, a partire dal recente finanziamento regionale di circa 12 milioni per bonus affitti». Non è infatti pensabile «risolvere in pochi giorni un`’emergenza che, oltre ai 4 mila sfratti in via di esecuzione, a Roma coinvolge migliaia di famiglie e di persone prive di un tetto o costrette a vivere in condizioni di precarietà e di disagio sociale umanamente non tollerabile».

«Anche considerando una breve tregua di fatto fino alla conclusione della pausa natalizia, una valanga di sfratti, oltre 100 mila, saranno immediatamente in esecuzione con la forza pubblica, a cui vanno aggiunte altri oltre 100 mila esecuzioni immobiliari per insolvenza per mutui o debiti, senza che le città abbiano strumenti e risorse per affrontare questo tsunami sociale», aggiunge l’Unione degli Inquilini. Che ricorda quanto tutto questo sia strutturale e non “eccezionale”, a causa della mancanza di una politica sociale della casa. Una situazione in cui il virus è un’aggravante, non una causa.

«La legge finanziaria non affronta minimamente questa gravissima situazione, non destina risorse nuove o nuovi strumenti operativi alle città. Oggi per le famiglie sotto sfratto non viene garantito il passaggio di casa in casa. Mancano delle soluzioni e laddove vengano adottate, si tratta di situazioni che aumentano la promiscuità e favoriscono oggettivamente l’espandersi ulteriore dei contagi, oltre che essere non degne di un Paese civile in violazione dei trattati e delle convenzioni internazionali ratificate dal Parlamento».

Il sindacato chiede al governo di agire, e subito. Con «un intervento vero che costituisca in ogni Prefettura una cabina di regia che programmi le esecuzioni in relazione alla possibilità di un vero passaggio da casa a casa. Serve il reperimento immediato di alloggi da mettere a disposizione delle città per questa operazione», specifica il segretario nazionale Walter De Cesaris. «Da ‘io resto a casa’ a ‘ti butto fuori di casa’. Questa è la sintesi di come il governo Draghi sta gestendo l’emergenza sociale nata da quella sanitaria», affondano Maurizio Acerbo, segretario nazionale, e Nicolò Martinelli, responsabile politiche sociali del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.

«Niente è stato fatto dal giugno scorso, quando la Corte Costituzionale raccomandava al legislatore di adottare misure idonee e proporzionate per bilanciare i diritti dei proprietari di casa con quelli degli inquilini ad avere un tetto sulla testa anche in una fase di emergenza pandemica». E chiedono che «il governo dia mandato alle prefetture di graduare l’uso della forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti, in modo che senza esclusioni sia garantito il diritto per ciascuna famiglia al passaggio da casa a casa; a livello di programmazione occorre che le poche risorse previste dal Pnrr in tema di diritto alla casa vengano immediatamente sbloccate e impiegate nella ricostituzione di un patrimonio abitativo pubblico velocemente assegnabile, evitando che in ultima istanza essi rientrino come contributi pubblici nelle tasche della speculazione immobiliare».

La denuncia poi è per la manovra, con cui verrano spesi 200 milioni di euro «in maniera anti sociale» con «la possibilità di detrazione per i giovani delle spese per l’affitto con contratto a libero mercato invece di incentivare il canale agevolato».

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