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Omicron arriva anche in Antartide: focolaio tra i ricercatori della stazione polare. Non succedeva da un anno

I primi casi di Covid erano stati registrati a dicembre 2020, nella base del Cile dove erano stati conteggiati 36 contagi

Anche tra i ghiacci dell’Antartide ha fatto tappa la variante Omicron: a contrarre l’infezione da mutazione Sars-Cov-2 sarebbero alcuni ricercatori della stazione polare belga Princess Elisabeth risultati positivi, nonostante le rigide misure adottate. Lo riporta il quotidiano belga Le Soir spiegando che tutti avevano ricevuto almeno due dosi di vaccino ed erano risultati negativi ai test alla partenza per la base polare. Una situazione difficile da gestire, dato che delle 25 persone presenti nella stazione, i due terzi sono risultati positivi al virus, anche se nessuno di loro mostra sintomi gravi. Secondo un virologo consultato dal Segretariato Polare, è alta la probabilità che l’infezione alla stazione sia dovuta alla variante Omicron, visto che questa rappresenta il 99% dei casi in Sud Africa, che è proprio il Paese di ultima tappa prima di raggiungere l’Antartide.


I primi casi di Covid erano stati registrati a dicembre 2020, nella base del Cile dove erano stati conteggiati 36 contagi. Dai primi mesi della pandemia, l’Antartide era stato come «l’ultimo avamposto rimasto immune». Poi invece a dicembre dello scorso anno il virus ha rotto anche quella barriera. La base è situata vicino alla punta più settentrionale della penisola Antartica nella regione occidentale, lontano dalla base australiana nell’Antartide orientale. Tutto il personale non essenziale era stato evacuato dalla zona polare all’inizio della pandemia. Tra le misure, anche il divieto di interazione tra il personale delle quaranta basi militari e scientifiche internazionali lì installate.


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