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I dubbi sull’obbligo vaccinale per gli over 50, il costituzionalista Azzariti: «Meglio per tutti o saranno inevitabili i ricorsi dei No Vax»

Per il costituzionalista e docente dell’università La Sapienza di Roma «l’obbligo generalizzato sarebbe la scelta più lineare»: «Capisco la difficoltà di renderlo effettivo ma almeno usciremmo dal gioco dell’età»

«Le limitazioni possono essere imposte per garantire l’interesse della collettività alla salute. Per gli obblighi vaccinali su base generazionale sarebbe necessario chiarire quali siano i criteri scientifici a sostegno di tale scelta». Così il costituzionalista Gaetano Azzariti, docente all’Università La Sapienza di Roma, esprime i propri dubbi, in un’intervista a La Stampa, sull’obbligo vaccinale anti-Covid per gli over 50, imposto proprio ieri dal governo Draghi. «Qui mi pare piuttosto che siano state adottate valutazioni prevalentemente politiche. Il diritto a non accettare un trattamento sanitario può essere compromesso, a tutela della salute collettiva, purché nel rispetto del principio di eguaglianza che vieta discriminazioni e dei criteri di ragionevolezza e proporzionalità», spiega.


In questo caso, invece, prima è stata indicata la fascia d’età degli over 80 come quella più colpita dal virus, poi quella degli over 65, ora quella degli over 50: «Qual è il fondamento scientifico? Se poi dovessimo valutare le potenzialità di contagiare gli altri, mi sembra di capire che siano le fasce d’età più giovani quelle più esposte. Non sono uno scienziato ma il criterio adottato mi pare più frutto di una contrattazione politica che di un’analisi sanitaria».


Il rischio, adesso, è che i No vax possano scatenarsi presentando ricorsi su ricorsi: «Inevitabili, fino alla Corte costituzionale». La soluzione, secondo il costituzionalista, proprio per evitare questo corto circuito, resta l’obbligo generalizzato: «Questa la scelta più lineare», tuona. «Capisco la difficoltà di renderlo effettivo ma almeno usciremmo dal gioco dell’età […] Se si vuole imporre il vaccino ci si assuma la responsabilità di un obbligo chiaro. Se non posso lavorare, la libertà di non vaccinarsi è di fatto un’ipocrisia».

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ABIR SULTAN

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