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Afghanistan, il bambino perso nel caos dell’aeroporto è stato riconsegnato al nonno rimasto a Kabul

Il piccolo era stato accudito da un tassista nella capitale afgana. I suoi genitori erano stati evacuati ad agosto negli Usa

Sohail Ahmadi, il bambino consegnato disperatamente a un soldato americano attraverso il muro dell’aeroporto di Kabul durante i giorni dell’evacuazione americana dall’Afghanistan, è tornato da suo nonno, rimasto nella capitale afgana. Del piccolo, che ad agosto aveva appena due mesi, non si era saputo più nulla fino a che, a dicembre, la stampa aveva scoperto che Sohail era stato accudito da un tassista di 29 anni di Kabul di nome Hamid Safi, che lo aveva trovato quei giorni in aeroporto e lo aveva portato a casa sua. Dopo settimane di trattative, e infine una breve detenzione da parte della polizia talebana, il tassista Safi ha riconsegnato oggi 8 gennaio il bambino al nonno e ad altri parenti rimasti a Kabul. A dare la notizia è l’agenzia Reuters. Ora bisognerà capire come riunirlo ai suoi genitori e ai fratelli, che negli scorsi mesi sono stati evacuati negli Stati Uniti. Mirza Ali Ahmadi e sua moglie Suraya – i genitori del piccolo – temevano che il figlio sarebbe rimasto schiacciato tra la folla durante le operazioni. Per quello, avevano deciso di affidarlo disperatamente ai soldati al di là del cancello. Dopo la scomparsa del piccolo, il padre aveva detto: «Ho cercato ovunque per tre giorni, ma non c’era nemmeno nell’area riservata ai bambini. Ho chiesto a più di venti persone, ma non parlo inglese e quindi non sono riuscito a sapere nemmeno chi fosse il comandante».


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