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L’ultimo appello di Luca Zaia: «Chiudiamo le scuole da domani, Draghi ascolti la scienza»

Il governatore del Veneto: «Non siamo in grado di reggere. Avremo il 30% del personale malato, una tempesta perfetta»

«Ci chiedono di svuotare il mare con il secchio. Il secchio non perde acqua, ma ha una capacità limitata». Il presidente del Veneto Luca Zaia lancia oggi dalle pagine di Repubblica l’ultimo appello al governo per chiudere le scuole e insiste: «Si esprima il Comitato tecnico scientifico, non può non farlo su richiesta delle Regioni». E chiama in causa direttamente Mario Draghi: «Come Regioni abbiamo chiesto il rinvio. Non voglio rompere nessun fronte, all’ultima riunione ho posto una questione che è stata messa nero su bianco: evitiamo di andare in ordine sparso, ma la comunità scientifica deve pronunciarsi. Non abbiamo bisogno di lezioni nei talk show, ma di avere una presa di posizione ufficiale. Faccio un ultimo appello al premier su questo». Zaia, senza nominarlo, attacca il ministro della pubblica istruzione Patrizio Bianchi: «Non faccio nomi, dico che un rinvio di 15 giorni non vuol dire perdere il campionato. Il problema è che il risultato sarà che da lunedì avremo un sacco di classi in Dad, orari ridotti, ci trascineremo per una settimana e poi probabilmente si dovrà intervenire. Ci vuole una regia, ma qui i presupposti sono scarsi. E se le condizioni per aprire rimangono queste, senza ipocrisia: non siamo in grado di reggere. Lo dice anche il mondo della scuola, con l’appello di un terzo dei presidi. Mai visto prima. Avremo dal 20 al 30% del personale che non si presenterà all’appello perché quarantenati, malati o non vaccinati. Da noi sono 925, appena lo 0,9%, ma incidono anche loro. Una tempesta perfetta». In ultimo, arriva il pronostico su cosa succederà domani: «Assisteremo a una grande finta riapertura».


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