Patrizio Bianchi

Patrizio Bianchi

Salutato da tanti come un tecnico, il nuovo ministro dell’Istruzione, in realtà, ha ben 10 anni di attività politica alle spalle. «È espressione del Pd», ha dichiarato la sua predecessora Lucia Azzolina. In effetti, Patrizio Bianchi dal 2010 fino alla chiamata di Mario Draghi è stato assessore regionale nelle giunte di centrosinistra di Vasco Errani e Stefano Bonaccini. Il suo primo atto da ministro è l’ordinanza che riguarda lo svolgimento dell’esame di maturità 2021: «Sì all’orale, ma non voglio sentire parlare di tesina». L’esame di Stato non prevederà le prove scritte, ma un colloquio con la commissione che partirà da un elaborato preparato dai ragazzi sulle materie di indirizzo.

Chi è Patrizio Bianchi?

Economista ed accademico, Patrizio Bianchi nasce il 28 maggio 1952 a Copparo, in provincia di Ferrara. Si laurea in Scienze politiche all’Università di Bologna, prima di lasciare l’Emilia-Romagna in direzione Regno Unito. Alla London School of Economics perfeziona gli studi e porta avanti un’inchiesta, nella Price Commission britannica, sull’andamento dei prezzi nel settore del cemento. A 28 anni pubblica il suo primo saggio sul tema con la casa editrice Il Mulino. Sempre nel 1980 fa rientro in Italia, ottenendo un posto da ricercatore presso la facoltà di Economia dell’Università di Trento.

Da lì in avanti, politica ed economia saranno le direttrici della carriera accademica di Bianchi: nel 1986 vince una cattedra da professore associato a Bologna, otto anni più tardi diventa professore ordinario di Politica economica. Nel 1997 si trasferisce all’Università di Ferrara, dove fonda la facoltà di Economia. A 52 anni, nel 2004, arriva l’elezione a rettore del polo universitario ferrarese. Bianchi inanella una serie di riconoscimenti, tra cui il premio Lincei, conferitogli da Sergio Mattarella nel 2015. Il ministro è sposato con Laura Tabarini e ha due figli.

La carriera politica

A differenza di quanto si è detto nelle prime fasi della formazione del governo Draghi, Bianchi è tutt’altro che un ministro tecnico. Ha dieci anni di politica attiva alle spalle come assessore regionale dell’Emilia-Romagna. È l’artefice, nella legislatura con Errani presidente, del primo Patto per il Lavoro dell’Emilia-Romagna. Durante gli anni in Regione, promuove il programma Spinner, la rete dei Tecnopoli regionali, il progetto “grandi infrastrutture di ricerca”. Nel 2018, diviene vicepresidente della Commissione intermediterranea della Conferenza delle Regioni periferiche e marittime, organizzazione che riunisce 160 regioni europee appartenenti a 28 Stati.

A capo della task force anti Covid

La scorsa primavera, dopo che l’ex ministra dell’Istruzione Azzolina lo mette a capo della task force di 18 componenti per rispondere all’emergenza pandemica, le voci su una sua potenziale nomina a titolare del dicastero di viale Trastevere iniziano a circolare con sempre più frequenza. Ed è lo stesso Bianchi, in un’intervista al Corriere della Sera, a non smentire la possibilità di essere un papabile successore di Azzolina. Alla domanda del giornalista su questa eventualità, risponde: «Sono a disposizione del mio Paese».

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