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La fine dell’ondata è vicina? Locatelli: «La curva rallenta». Iss: No vax in intensiva 38 volte più di chi ha la terza dose

«Non possiamo parlare di ospedali al collasso», rassicura il coordinatore del Comitato tecnico scientifico. «La pressione è aumentata ma i numeri delle scorse ondate senza vaccini erano il doppio»

All’indomani del report esteso su contagi e vaccini anti Covid diffuso dall’Istituto superiore di sanità, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli non condivide il pessimismo sul passaggio in arancione di diverse regioni, e dunque il peggioramento dei dati, previsto per le prossime settimane. I numeri salgono certo, ma l’esperto legge il quadro epidemiologico con l’ottimismo di chi vede un rallentamento della curva, anche se ancora in crescita. «Certamente siamo in una situazione delicata e con numeri ancora crescenti per quel che riguarda l’incidenza d’infezioni», spiega Locatelli al Corriere, «tuttavia, la crescita percentuale dell’ultima settimana è stata inferiore alla precedente e, negli ultimi giorni, vi sono evidenze di chiara decelerazione della curva epidemica in linea con quanto osservato in altri Paesi».


«Non parliamo di ospedali al collasso»

Il riferimento è soprattutto al Regno Unito dove dopo un’ondata fortissima di contagi «si sta assistendo a una forte riduzione di casi e di ricoveri». Sull’ultimo fronte In Italia però ci sarà ancora da aspettare. «La pressione sulle strutture sanitarie nelle ultime settimane è decisamente aumentata. Il rischio da scongiurare è di danneggiare i pazienti con patologie differenti dal Covid riducendo il numero di procedure mediche o chirurgiche», riflette Locatelli, «non possiamo parlare però di ospedali vicini al collasso». Il confronto è con le passate ondate, «quando pur in assenza di varianti così contagiose, registravamo numeri doppi di ricoverati sia nelle aree mediche sia nelle rianimazioni».


È il risultato evidente di una campagna di vaccinazione che ha funzionato: «Quasi 120 milioni di dosi somministrate e 26 milioni di persone che hanno ricevuto la dose booster sono numeri straordinari e hanno consentito di proteggere largamente dal rischio di malattia grave o addirittura fatale gli italiani». Un resoconto che Locatelli vede positivo anche per quel 21% di bambini dai 5 agli 11 anni che ha già ricevuto la prima dose di vaccino anti Covid. «Il numero dei bambini vaccinati continua a crescere e non si è osservato anche nel nostro Paese alcun segnale preoccupante sul profilo di sicurezza. Questo dimostra quanto era giusto promuovere la vaccinazione anche in età pediatrica».

Gli ultimi dati Iss. «Booster salvavita»

L’ultima versione estesa del rapporto dell’Iss fornisce ancora una volta in termini di ricovero numeri preoccupanti per tutti i non immunizzati. Si parla di un tasso di ospedalizzazione in terapia intensiva che per i non vaccinati è di 26,7 casi ogni 100mila abitanti contro lo 0,9 su 100mila per i vaccinati con dose booster. Ovvero un rischio di finire in rianimazione per i non protetti 38.1 volte superiori ai protetti.  I dati sui vaccini che integrano il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità dimostrano la stessa netta differenza anche per il rischio di decesso. Il monitoraggio analizza chi sta morendo in questa ondata considerando l’intervallo di tempo tra il 19 novembre e il 19 dicembre. Si muore con un indice di letalità ancora alto, vicino al 10%, soprattutto tra chi ha più di 80 anni e non risulta vaccinato. Le regioni hanno registrato 730 vittime del virus in questa fascia d’età su 8.384 diagnosi Covid di soggetti «scoperti» da vaccinazione. Per questo preoccupano i circa 170 mila over 80 che non hanno ricevuto ancora nemmeno una dose.

«Sarebbe sbagliato pensare che Omicron, in soggetti non adeguatamente protetti dal vaccino, non possa determinare malattia grave o anche fatale», tiene a spiegare Locatelli. «Uno studio sudafricano recentemente sottoposto alla rivista Lancet riporta chiaramente che in quel Paese, dove la popolazione è molto più giovane di quella italiana, vi sono stati in 4 settimane 258 decessi in ospedale per Omicron, 126 dei quali i n pazienti ultra 60enni». E proprio riguardo la fascia 60-79 anni, secondo l’ultimo rapporto, i non coperti da neanche una dose in Italia ammontano ancora a 1,5 milioni di persone. Nell’intervallo considerato dal monitoraggio si sono verificati 592 morti tra non vaccinati su un totale di 44.978 contagi. Significa un decesso ogni 76 casi circa. L’indice di letalità per chi non è vaccinato in questo caso è poco meno dell’1,5%: meno della percentuale di inizio pandemia (fino al 7%) ma molto più alta della letalità da influenza dello 0,12% calcolata dall’Oms.

«Ffp2 fondamentali in questa fase»

Con un bacino di popolazione non ancora immunizzata e un virus circolante con contagiosità quintuplicata rispetto alla vecchia Delta, Locatelli invita a non abbassare la guardia anche sulle mascherine Ffp2. «Anche l’asintomatico infettato da Omicron può contagiare. Ed è ormai chiaro da tempo che nelle secrezioni dei soggetti contagiati da Sars-CoV-2 possono, specie nei primi giorni dopo il contagio, albergare anche carichi virali importanti e, dunque, si può essere significativamente contagianti. Uno studio ha dimostrato che se due soggetti, uno dei quali positivo al Sars-CoV-2, indossano correttamente una Ffp2, il rischio che la persona non infetta ha di essere contagiata è pari circa allo 0,4%». E aggiunge: «Lo stesso studio compara l’efficacia protettiva della mascherina Ffp2 rispetto a quella chirurgica. Una Ffp2 conferisce una protezione superiore di 75 volte rispetto alla chirurgica correttamente indossata».

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