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Crisi Ucraina, gli scenari possibili dell’invasione russa: da dove potrebbe attaccare Mosca

«Putin ha a disposizione un largo ventaglio di possibilità per attaccare Kiev», avverte il segretario Nato. Ecco quali

Il timore cresce, mentre c’è chi ritiene che l’escalation nella crisi russo-ucraina – che sconvolgerebbe di fatto gli attuali equilibri geo-politici – possa ancora essere evitata. Di certo gli scenari sul tavolo sono molteplici. A ricostruirli oggi il Corriere della Sera. Ricordando le posizioni degli attori in campo: «Vladimir Putin non ha ancora deciso se usare le forze militari ammassate contro l’Ucraina. C’è ancora spazio per la diplomazia», dice Lloyd Austin, segretario alla Difesa americana. «Chiaramente ora è in condizioni di farlo», avverte però il capo del Pentagono in conferenza stampa. «I russi hanno a disposizione un largo ventaglio di possibilità per attaccare l’Ucraina», sostiene il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, in collegamento da Bruxelles con l’Atlantic Council di Washington. Sono quattro i principali esiti possibili di questa crisi all’attenzione dei militari americani e ucraini.


Il Donbass

Si tratta dello scenario certo pesante ma di minor impatto, ovvero l’entrata dei militari russi nella regione dell’est dell’Ucraina, il Donbass, già sotto il controllo di Mosca di fatto da quasi 7 anni, dal 2014. Soldati russi e ucraini non entrerebbero così in contatto perché le forze militari ucraine si trovano a ovest della capotale della regione, Donetsk. Risale all’11 maggio 2014, ricorda il Corriere, il referendum farsa che aveva cristallizzato «l’indipendenza» del Donbass da Kiev. Mosca ora potrebbe organizzare una nuova consultazione per ratificare l’annessione. L’esito non verrebbe riconosciuto neanche questa volta da Stati Uniti e occidentali, ma di fatto le forze armate ucraine non riuscirebbero a reagire e andare a riprendersi la regione. Scatterebbero le sanzioni alla Russia, sulla cui “severità” Europa e Stati Uniti potrebbero comunque dividersi.


Il Mar d’Azov

Posta l’annessione del Donbass, il secondo scenario potrebbe vedere anche l’espansione verso sud prendendosi la città portuale di Mariupol con i suoi quasi 500 mila abitanti, arrivando fino alla Crimea e controllando a quel punto il Mar d’Azov. Kiev si vedrebbe privata di uno sbocco commerciale mentre Mosca avrebbe la risposta agli attuali problemi di rifornimento della Crimea che fino a questo momento resta collegata alla Federazione russa da un ponte stradale e ferroviario. Collegamenti che avevano visto, nel 2018 e nel 2019, una limitata protesta verbale da parte dell’Ue. Un piano che in realtà risale al 2014 ma che poi non era stato realizzato. Oggi le forze armate russe sarebbero in teoria in grado di realizzarla.

L’attacco a Kiev

È l’ipotesi peggiore per l’Ucraina, quella che potrebbe destabilizzare il governo di Volodymyr Zelensky. Un’ipotesi che circola per le strade e tra la gente comune di Kiev. Secondo il Pentagono, al momento i militari dispiegati da Mosca a nord del confine e quelli che potrebbero passare dalla Bielorussia non sarebbero sufficienti per andare alla conquista della Capitale. Però l’ipotesi è che Vladimir Putin possa optare per un’operazione ibrida con una serie di incursioni telematiche – scrive il Corriere – per sabotare la rete del riscaldamento domestico e le telecomunicazioni ucraine. Creando quindi il caos a Kiev e permettendo ai filorussi che pure sarebbero già in movimento di entrare in azione e di portare al rovesciamento dell’esecutivo di Zelensky, chiedendo «la pace» con la Russia. In aggiunta, alla fine di febbraio le truppe russe potrebbero allungarsi nel nord est sulle città di Sumy o di Kharkiv. L’Occidente potrebbe reagire con grande durezza.

Il Mar Nero e Odessa

E poi c’è il Mar Nero. I russi hanno a disposizione la base navale militare di Sebastopoli, in Crimea. Un’altra strada possibile è quella di bloccare i traffici commerciali o quanto meno di sabotare le rotte fino a Odessa – quasi un milione di abitanti, la «madre della nazione russa» e punto cruciale dell’economia del Paese per i suoi traffici e per l’import-export. Quando i russi, dal 2014, hanno occupato la Crimea e il Donbass gli affari qui sono diminuiti di 10 volte. Ecco perché la stessa Nato sta portando proprio nel Mar Nero unità di guerra.

In copertina EPA/SERGEY DOLZHENKO | Bambini e bambine fuori da una scuola durante una lezione sulla sicurezza a Kiev, Ucraina, 27 gennaio 2022.

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