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Domani: la Gdf a casa di Giuseppe Conte per una perquisizione. Nel mirino consulenze per 400 mila euro

I militari hanno chiesto all’ex premier fatture e documenti relativi a consulenze (del valore di 3-400mila euro e non tutte saldate) che ha svolto per conto di Francesco Bellavista Caltagirone

È successo qualche settimana fa, in gran segreto e a rivelarlo è Domani, il quotidiano diretto da Stefano Feltri in un articolo a firma di Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian. La Guardia di Finanza ha bussato a casa di Giuseppe Conte su ordine della procura di Roma. I militari hanno chiesto all’ex presidente del Consiglio fatture e documenti relativi a consulenze (del valore di 3-400mila euro e non tutte saldate) che l’ex premier ha svolto per conto di Francesco Bellavista Caltagirone all’epoca in cui era proprietario del gruppo Acqua Marcia. Il nuovo fascicolo d’indagine, rivela Domani, è a modello 44 (ad oggi, dunque, senza indagati) ed è planato da poco sulla scrivania della magistrata romana Maria Sabina Calabretta. La pm ha ereditato la pratica dai colleghi di Perugia che indagano da mesi sulle dichiarazioni dell’imprenditore Piero Amara.


L’indagine sulla Loggia Ungheria

Gli incarichi risalgono agli anni 2012 e 2013. Al centro della storia c’è Amara e la fantomatica Loggia Ungheria. Interrogato nel 2019, il faccendiere ha parlato delle consulenze di Conte e del suo mentore Guido Alpa, che si sono sempre dichiarati estranei a ogni addebito. Amara ha detto di aver “raccomandato” alcuni avvocati a Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni esterne di Acqua Marcia. Le nomine erano necessarie per ottenere l’omologazione del concordato davanti al tribunale di Roma. La Gdf ha effettuato analoghe perquisizioni anche nelle case di altri avvocati collegati in qualche modo alla vicenda.


Secondo Domani gli uomini della Gdf dopo essere stati nella casa che Conte condivide con Olivia Paladino si sono presentati da Guido Alpa. Poi hanno svolto le stesse acquisizioni di documenti a casa di Enrico Caratozzolo e Giuseppina Ivone, altri togati che hanno lavorato con Alpa e Conte. Al quotidiano risulta che sia stato Alpa a fatturare per 400 mila euro. Ma l’avvocato ne avrebbe incassati soltanto 100 mila. Una lettera firmata da Centofanti e dal figlio di Bellavista Caltagirone, Camillo, evidenziava che Conte, per effettuare una «ricognizione dei rapporti giuridici» di una società controllata (la Acquamare, nel cui cda siedeva lo stesso Amara) avrebbe ottenuto «un compenso pari a 150mila euro, oltre accessori di legge come iva e cpa».

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