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Positivo al Covid ma in ufficio: sospeso il direttore generale dell’Arpa della Basilicata

Era stato denunciato dai Nas dopo che alcuni dipendenti avevano segnalato la sua presenza in ufficio nonostante fosse risultato positivo a un tampone antigenico

Antonio Tisci, direttore generale dell’Arpa della Basilicata, pur risultando positivo al Covid dopo un tampone antigenico, aveva deciso di andare in ufficio, incurante dei suoi colleghi che avrebbe potuto contagiare. Sono stati loro a segnalarlo, facendo scattare la denuncia dei Carabinieri del Nas. Oggi la posizione di Tisci è stata esaminata in Regione dalla Commissione di disciplina. Il presidente della giunta lucana, Vito Bardi (Forza Italia), ha deciso di sospenderlo dalle sue funzioni (era stato lui a nominarlo nell’ottobre 2020 in quota Fratelli d’Italia). Tisci avrà 15 giorni per presentare la sua memoria difensiva. Nelle ultime ore, tutti, o quasi, ne chiedevano le dimissioni. Dai sindacati all’opposizione, tra cui Pd, Italia Viva e Articolo Uno. A far rumore, però, era stata la nota della Lega, dunque degli alleati di Fratelli d’Italia: «Chi gestisce la cosa pubblica deve essere esempio di moralità e correttezza. Ne abbiamo viste e superate tante, troppe, da quando Tisci si è insediato. Lo abbiamo difeso finanche al cospetto di una mozione di censura delle opposizioni solo poche settimane fa, ma adesso, se fosse confermata la sua condotta, la misura sarebbe davvero colma».


La segreteria lucana di Fratelli d’Italia, invece, ha scritto in un comunicato che «il partito prende atto della complessa situazione» e che «rimane pertanto in attesa degli approfondimenti della vicenda da parte dell’autorità giudiziaria alla quale è pervenuto il verbale redatto dai Nas». Tisci, avvocato ed ex consigliere regionale, aveva già sollevato polemiche in passato: dai post, come quello pubblicato dopo la morte di Gino Strada che portò alla mozione di censura in consiglio regionale, bocciata da un centrodestra in quel caso compatto, alla denuncia della consigliera regionale di parità Ivana Pipponzi (vicina a Forza Italia), poi sostenuta anche dalla Commissione regionale pari opportunità e dai sindacati, sul presunto mobbing ai danni di cinque dipendenti, tra cui quattro donne.


Foto in copertina di repertorio: ANSA/UFFICIO STAMPA ARPAB

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