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Superbonus, meno vincoli ma è allarme frodi. Le intercettazioni: «Lo Stato è pazzesco, vuole farsi fregare»

La spinta per allentare le misure sulla cessione dei crediti. E i 4 miliardi di falsi crediti grazie a imprese fantasma gestite da nullatenenti o pregiudicati vicini alla camorra

Il Superbonus 110% avrebbe dovuto dare uno slancio ai cantieri, avrebbe dovuto rimettere in moto l’economia e, invece, si è trasformato in un grosso problema per il mondo produttivo, che adesso protesta per il blocco dei cantieri stessi, e anche per la magistratura che ogni giorno scopre truffe milionarie con nullatenenti che, in pochissimi mesi, fanno incredibilmente affari d’oro truffando lo Stato e portando subito dopo i soldi all’estero. Al centro delle polemiche c’è la norma anti-frodi sulla cessione multipla dei crediti derivanti dai bonus edilizi, fortemente voluta dal governo, ma che di fatto sta rischiando di paralizzare il mercato. Adesso a voler modificare quella norma sono gran parte dei partiti e anche lo stesso ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, che al prossimo Consiglio dei ministri avrebbe voluto porre la questione della cessione dei crediti. Probabilmente questo non sarà nemmeno necessario visto che alcune novità potrebbero esserci già nel decreto bollette o nel Milleproroghe, con un emendamento ad hoc. La verità è che mettere d’accordo tutti, chi vuole evitare le frodi, chi vuole una ripartenza dei cantieri senza troppi intoppi, non è affatto facile. Si cerca una soluzione che possa andare bene a tutti. E, infatti, le ipotesi sul tavolo del governo sono diverse.


Le soluzioni

Si parte dalla prima che consiste – come scrive Il Messaggero – nell’attribuire una sorta di “bollino” ai crediti. Come funziona? Il primo cessionario che sconterà le fatture sarà chiamato a raccogliere la documentazione, a verificare che le carte per ottenere il beneficio siano in regola e poi caricherà il credito nel “cassetto fiscale”. Solo a quel punto l’Agenzia delle Entrate entrerà in gioco assegnando un codice al credito che servirà ai successivi acquirenti del credito per verificarne l’origine. Tutto tramite un codice. Insomma, maggiore trasparenza, tutto tracciato. C’è, però, anche un’altra soluzione su cui si sta discutendo nelle ultime ore: quella di consentire la circolazione dei crediti solo tra le istituzioni vigilate dalla Banca d’Italia e tra le loro articolazioni. Intanto dai partiti, specialmente dal M5s, arriva il pressing per riattivare il prima possibile i canali di Poste e Cassa depositi e prestiti che da giorni si sono visti costretti a chiudere le operazioni di sconto dei bonus edilizi. Come mai? Da una parte per le incertezze derivanti dalle norme anti-frodi che hanno “congelato” la piattaforma di sconto dei crediti di Poste, dall’altra per i continui sequestri da parte della magistratura dei crediti verso lo Stato scontati a società e persone poi risultate coinvolte nei casi di truffa.


L’inchiesta: 4 miliardi di falsi crediti fiscali

La situazione rischia di andare fuori controllo. Altro che truffe da reddito di cittadinanza, qui la Guardia di Finanza – per ricostruire bene quello che sta succedendo in tutta Italia – sta facendo salti mortali. Come scrive La Stampa, sono 4 i miliardi di falsi crediti fiscali generati dal Superbonus e maturati da imprese fantasma per lavori che non sono mai stati eseguiti. Solitamente a capo di queste pseudo aziende ci sono nullatenenti, come un uomo il cui ultimo reddito era quello ricevuto dal carcere di Civitavecchia nel 2009, dove era detenuto per narcotraffico. Un uomo che aveva creato una strana società: capitale sociale da 100 euro, un 2020 con nessuna fattura ricevuta e un 2021 da sogno. In un anno, infatti, aveva acquistato crediti fiscali, «palesemente fittizi», per 235 milioni di euro da società «totalmente sconosciute al fisco e amministrate da meri prestanome». In altre parole, gente senza scrupoli che si prende gioco dello Stato.

Al telefono – come emerge dalle intercettazioni – dicono: «Madonna santa, lo Stato italiano è pazzesco, vogliono essere inculati praticamente», racconta uno di loro, ritenuto promotore e capo di un’associazione a delinquere attiva su tutto il territorio nazionale che in 5 mesi ha generato frodi per 278 milioni di euro. Frodi poi monetizzate e con ricchi bottini portati in paradisi fiscali. Attenzione, però. Tra i truffatori non ci sono solo nullatenenti improvvisamente diventati straricchi, ma anche professionisti del riciclaggio di denaro sporco e pregiudicati vicini alla camorra. In prima linea ci sono, invece, le procure di Roma, Rimini e Perugia con sequestri continui che considerano i crediti come «corpi di reato», impedendone di fatto l’ulteriore trasferimento ai soggetti – ritenuti in buona fede – come banche, assicurazioni e società pubbliche. Una situazione che ha paralizzato l’intero sistema e che ha colpito duramente i cittadini onesti, quelli che volevano usufruire, senza truffare lo Stato, di questo incentivo.

Le reazioni

E arrivano subito le prime reazioni. «Le eventuali criticità della norma sul Superbonus non possono essere corrette sacrificando il principio della certezza del diritto. Gli operatori hanno diritto ad avere un quadro di riferimento normativo stabile», queste le parole dei responsabili Economia ed Energia della Lega, i senatori Alberto Bagnai e Paolo Arrigoni. La limitazione a una sola cessione «è eccessiva» e la Lega, ascoltate le associazioni e gli imprenditori del settore, «ha elaborato una modifica che estende le possibilità di cessione del credito a condizioni che eliminano la possibilità di un utilizzo fraudolento della norma». Nell’attesa che il governo «decida di recepirlo in un eventuale decreto», la Lega propone di «anticipare i tempi in Parlamento intervenendo sul primo veicolo normativo utile, senza attendere i tempi di conversione del Sostegni ter». Infine l’appello: «Occorre fare presto per evitare che l’incertezza porti altri intermediari finanziari a ritirarsi da un mercato che, in questa fase, resta il più significativo motore di crescita per il Paese. Chiediamo anche agli intermediari finanziari che hanno sospeso la loro operatività di adoperarsi per snellire le procedure e restituire rapidamente i crediti fiscali non ancora accettati nella disponibilità delle imprese, onde evitare disastrosi problemi di liquidità con ricadute su migliaia di imprese», concludono.

Foto in copertina: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

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