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Test di Medicina, dal 2023 si cambia: «Addio concorsone». Più tentativi possibili, nuove domande (meno assurde)

«Il prossimo 15 febbraio alla Camera si voterà la risoluzione che farà da cornice alla riforma», spiega la ministra dell’Università e della Ricerca al Corriere. Poi la firma del decreto

Niente più domande impossibili (forse) nel test di ingresso a Medicina, niente più incubo concorsone. Per entrare in una delle facoltà universitarie più ambite, il prossimo settembre si potrà fare a meno della parte di cultura generale, assente o fortemente ridimensionata. A sostituirla ci sarà un quiz di ragionamento logico, una parte dedicata a quello numerico e un’altra ancora sulle discipline umanistiche. La seconda parte disciplinare riguarderà invece domande di fisica, chimica, biologia e matematica. Non una passeggiata certo ma l’affannata corsa alla tuttologia dei medici aspiranti subirà una battuta d’arresto. La frenata diventerà però rivoluzione dal 2023. Resta il numero chiuso ma il test scomparirà.


A sostituire quiz e ansia da concorsone ci sarà un vero e proprio percorso: si potrà cominciare già al quarto anno delle scuole superiori con con corsi online gratuiti preparati dalle università e prove di autovalutazione. Fino poi ad arrivare a un esame Tolc ( Test OnLine CISIA) da poter fare anche due volte l’anno negli ultimi due anni delle superiori. Il risultato migliore dei test eseguiti poi verrà inserito nella graduatoria nazionale e il tentativo di ingresso alla facoltà è fatto. A rassicurare sulla possibilità di poter ripetere anche più volte i test durante l’anno è la stessa ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. Intervistata dal Corriere parla di una commissione di professori universitari che ha continuato a lavorare per tre mesi su una proposta valida da discutere in Parlamento. «Martedi 15 febbraio alla Camera si voterà la risoluzione che farà da cornice alla riforma», poi la ministra firmerà il decreto ministeriale.


Il test di settembre

«Il test di settembre 2022 sarà ancora molto simile a quello degli anni scorsi», spiega Messa, «sarà in presenza e cartaceo, ma con alcuni aggiustamenti. Sarà fortemente ridimensionata la parte delle domande di cultura generale, restano quelle di ragionamento logico e il resto sarà disciplinare. Dal prossimo maggio gli atenei forniranno materiale online per le esercitazioni che potrà essere scaricato gratuitamente dagli studenti per prepararsi. E ad agosto ci saranno veri e propri corsi di preparazione, sempre online e gratuiti, curati dalle università. Chi vuole potrà fare anche un test di autovalutazione, il cui risultato resterà soltanto a disposizione dello studente stesso». L’idea è anche quella di mettere a disposizione dei finanziamenti, «ma molto materiale è già pronto e disponibile», rassicura la ministra.

Come funzionerà l’esame Tolc

«Uno dei cambiamenti più grandi che verrà attuato dal 2023 sarà l’eliminazione della giornata da incubo del concorsone. Ogni candidato fa un suo percorso che lo porta a sostenere un esame Tolc, si chiamerà Tolc-Medicina. Lo si potrà fare più volte all’anno, io direi due ma sono aperta a discuterne e a partire dal quarto anno delle superiori. Poi, nella data che il ministero stabilirà, ognuno inserisce il risultato migliore nella piattaforma e si formerà la graduatoria nazionale. I posti saranno assegnati secondo le disponibilità degli atenei e le preferenze indicate dai candidati, come avviene già ora». Parlando di esame Tolc, Messa spiega come si tratti di un test di orientamento e ingresso che viene già utilizzato per altri corsi di università a numero chiuso, «per esempio a ingegneria». «Le università indicano il giorno in cui si può sostenere l’esame presso la loro sede», continua Messa, «lo studente si presenta e fa il test su postazioni computerizzate. Le domande saranno diverse in ogni sessione, ovviamente, ma i risultati saranno comparabili». Un sistema agile che secondo quanto riferisce la ministra sarà soggetto a numerosi controlli. «Sarà tutto controllato e non sarà difficile farlo: questo sistema funziona già così in molte università straniere e italiane».

Sui posti in più ancora niente di certo

Una delle modalità che resteranno invariate è il numero chiuso e la speranza è che i posti a disposizione aumentino. «Calcoleremo il fabbisogno con le Regioni e il ministero della Salute, come ogni anno» spiega Messa. E a proposito della risoluzione del Parlamento che impegna il governo ad aumentare i posti di una quota pari ad almeno 10% spiega: «In questi ultimi anni sono aumentati moltissimo: siamo passati da poco più di 9mila ai 14.500 dello scorso anno. I posti disponibili per il prossimo anno accademico li sapremo, penso, a fine marzo, dipende dal fabbisogno».

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