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Crisi ucraina, la Russia avverte: «Senza garanzie reagiremo». Blinken: «Mosca dimostri che non vuole attaccare»

Nessun segnale di distensione al confine tra Ucraina e Russia. Il portavoce del Cremlino: «Le provocazioni delle forze ucraine nel Donbass e Lugansk si sono intensificate». Oggi il consiglio di sicurezza dell’Onu

La Russia ha presentato un rapporto alle Nazioni Unite in cui sostiene che l’esercito ucraino ha commesso «crimini» contro i residenti del Donbass. A dirlo è un funzionario statunitense, citato dal Wall Street Journal. Nel testo si parla di «genocidio della popolazione russofona» della regione a sudest dell’Ucraina. Secondo la fonte americana, si tratta di informazioni «categoricamente false», usate come «pretesto per una potenziale invasione» nella riunione di oggi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Durante il vertice Onu, il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha dichiarato che «la Russia potrebbe inventare attacchi terroristici, inscenare attacchi con droni contro i civili, un attacco con armi chimiche, rivelare false fosse comuni». Mosca, ha detto Blinken, «dica al mondo e lo dica in modo chiaro che non vuole invadere l’Ucraina. E poi lo dimostri mandando a casa le truppe e sedendosi ai tavoli negoziali».


Mosca: «L’Occidente ignora le nostre richieste di sicurezza»

«Siamo pronti al dialogo» con l’Occidente. È quanto fa sapere la Russia nelle 11 pagine che compongono la lettera inviata agli Stati Uniti, contenente le risposte di Mosca alle proposte americane relative alla sicurezza. Un’apertura che però non manca di evidenziare tutta una serie di contrarietà del Cremlino all’atteggiamento messo in campo dalla Nato e dagli Usa. «Le linee rosse e gli interessi strategici sul fronte della sicurezza» che aveva posto Mosca «sono stati ignorati», e «questo è inaccettabile». Il ministero degli Esteri Lavrov rileva come «da Usa e Nato non siano arrivate risposte costruttive» alle esigenze della Russia. Ad ogni modo, fatta questa premessa, Mosca offre a Washington una cooperazione per realizzare «una nuova equazione della sicurezza». Ma – viene sottolineato nelle 11 pagine – «in mancanza di una disponibilità degli Stati Uniti a discutere delle garanzie, la Russia dovrà reagire, anche attraverso misure tecniche e militari». Nello stesso documento, Mosca chiede agli Usa anche il ritiro di tutte le forze e le armi dal sud-est dell’Europa e dai Baltici.


Draghi: «Usare la strategia della deterrenza ferma»

«Dobbiamo perseguire la strategia della deterrenza con fermezza, non dobbiamo mostrarci deboli». Lo ha detto il premier Mario Draghi al termine del Consiglio europeo informale sulla situazione e gli ultimi sviluppi relativi alla crisi russo-ucraina. Il premier italiano, così come gli altri leader della Nato, si è detto d’accordo sul fatto che, al momento, «non si vedono segnali di de-escalation» da parte della Russia. «L’obiettivo è ora far sedere al tavolo il presidente russo Putin e il presidente ucraino Zelensky e l’Italia sta facendo il possibile per sostenere questa direzione», ha sottolineato il premier Draghi. Il presidente del Consiglio ha poi confermato che sarà a Mosca «nei prossimi giorni».

Stoltenberg (Nato): «Temiamo che la Russia cerchi un pretesto per attacco»

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Bruxelles, ha espresso preoccupazione per la situazione al confine tra Ucraina e Russia. Mosca, a detta del segretario generale della Nato, «crea preoccupazioni perché sembra stia cercando di trovare un pretesto per un attacco armato contro l’Ucraina». Stoltenberg ha aggiunto che nel corso degli ultimi anni, «la Russia ha accumulato sempre maggiori forze sia in Ucraina sia intorno al Paese: abbiamo assistito a diversi tentativi di organizzare operazioni sotto “false flag” per ottenere una ragione per invadere l’Ucraina». La Russia, secondo il segretario generale della Nato, «ha dispiegato forze e capacità sufficienti per lanciare un’invasione a pieno titolo dell’Ucraina con pochissimo o alcun preavviso, ecco perché la situazione è così pericolosa». E infine il segretario della Nato ha concluso: «Continuiamo a chiedere alla Russia di ridurre l’escalation, ritirare le forze e impegnarsi nel dialogo per trovare una soluzione diplomatica».

Zelensky: «L’Ucraina non rinuncerà mai alla Nato»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato alla Bbc che l’adesione alla Nato rappresenta una «garanzia di sicurezza» sulla quale l’Ucraina «non è disposta a compromessi». Il presidente ucraino ha ribadito la volontà dell’Ucraina di entrare a far parte della Nato, malgrado la contrarietà della Russia, spiegando che «non è questione di ambizione, è la nostra vita, riguarda il futuro delle persone: se parliamo di Nato, Ue, dei territori temporaneamente occupati, stiamo parlando della nostra indipendenza e questo è quello che vogliamo e faremo per il nostro futuro».

Di Maio incontra Lavrov: «No a sanzioni contro Russia. Presto incontro Draghi-Putin»

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio è volato a Mosca per incontrare il suo omologo russo Sergey Lavrov. Durante il bilaterale, il ministro degli Esteri russo ha sostenuto che «l’aggravamento della situazione intorno all’Ucraina si sta sviluppando solo nelle menti dei politici e dei media in Occidente». Di Maio ha sollecitato nuovamente la ricerca di una soluzione diplomatica tra le parti. «L’Italia è sempre impegnata in prima fila per una soluzione diplomatica e si può contare sull’Italia per raggiungere una soluzione diplomatica», ha sottolineato Di Maio. E al termine dell’incontro, il ministro degli Esteri italiano ha dichiarato che anche da parte di Mosca «alla luce di quanto riferitomi martedì a Kiev dal ministro Kuleba e oggi dal ministro Lavrov, c’è dunque la disponibilità da entrambe le parti a trovare una soluzione diplomatica alla crisi in Ucraina». Questo, a detta di Di Maio, «significa evitare ogni tipo di sanzioni». In tal senso, il ministro degli Esteri russo ha sottolineato che «le sanzioni non possono essere varate se un Paese sarà contrario. «Non credo che l’Italia sia interessata a fomentare la tensione – ha proseguito Lavrov – vediamo continuazione della diplomazia italiana, tradizione di non minacciare in continuazione, ma di cercare soluzioni». Al contempo, il ministro degli Esteri italiano ha annunciato che «con il ministro Lavrov stiamo coordinando la data per un incontro tra il premier Mario Draghi e il presidente russo Vladimir Putin».

Lavrov: «Oggi la risposta agli Usa. Niente accordo senza esclusione allargamento a Est della Nato»

Al termine dell’incontro con il ministro degli Esteri italiano, il ministro Lavrov ha annunciato che la Russia oggi invierà una lettera pubblica di risposta agli Stati Uniti, «perché crediamo indispensabile che le persone possano avere un’idea precisa di ciò che sta accadendo includendo le risposte alle proposte americane di garanzia di sicurezza». Così facendo, ha proseguito il ministro degli Esteri russo, «l’opinione pubblica potrà vedere o piegarsi alle menzogne che ora hanno riempito lo spazio mediatico in relazione a quello che avviene in Ucraina, sul confine con la Russia». Secondo il ministro Lavrov, infatti, «tutti i problemi non saranno risolti finché non ci metteremo d’accordo su alcuni punti: è importante non togliere dal pacchetto alcune cose, tra cui il non allargamento a Est della Nato». Infine, secondo Lavrov, la Nato «sta facendo esattamente la stessa cosa che ci accusa di fare».

Il Cremlino: «Provocazioni incendiarie crescenti nel Donbass»

Intanto, secondo quanto riferito dal portavoce del Cremlino Dmitry Pesko, «la Russia sta monitorando l’escalation della tensione nel Donbass e sta osservando l’enorme potenziale offensivo delle forze ucraine» sul confine. Secondo Mosca risulta che tali tensioni siano crescenti: «Negli ultimi giorni – ha proseguito Pesko citato dall’agenzia di stampa russa Interfax – abbiamo sentito che la Russia avrebbe conservato un enorme potenziale offensivo al confine, ma questo è il nostro territorio di cui stiamo parlando. Nel frattempo, nessuno, nessun rappresentante occidentale ha menzionato l’enorme potenziale offensivo dell’esercito ucraino che esiste sulla linea di contatto, ossia delle autoproclamate repubbliche non riconosciute» del Donbass e del Lugansk. Pesko ha poi aggiunto che le «provocazioni» delle forze ucraine sul confine «si sono intensificate nelle ultime 24 ore» e la Russia ritiene che la situazione ai suoi confini potrebbe «incendiarsi in ogni momento».

Osce: «Bombardamenti multipli nell’Ucraina orientale»

L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha registrato nelle prime ore di oggi, 17 febbraio, «episodi di bombardamenti multipli lungo la linea di contatto nell’Ucraina orientale». A riportare la notizia è l’agenzia Reuters. I separatisti sostenuti da Mosca e attivi nella regione hanno accusato oggi l’Ucraina di avere aperto il fuoco quattro volte nelle ultime 24 ore. Un’accusa smentita da Kiev.

I separatisti del Donbass: «Colpi di mortaio, rispondiamo al fuoco»

I separatisti russi hanno accusato le forze governative di Kiev di aver usato mortai, lanciagranate e mitragliatrici per attaccare i territori nelle regioni filorusse del Donbass e Lugansk. Ma questa versione è stata smentita dall’esercito ucraino. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nelle scorse ore ha dichiarato di non esser in grado di dire se effettivamente è in corso il ritiro delle truppe russe nei territori al confine con l’Ucraina. In tal senso, il presidente Zelensky ha sottolineato che ci sono «vari segnali», ma che al contempo «non è il momento di fidarsi dei segnali».

Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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