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Ucraina, il premier Draghi: «Le prevaricazioni non devono essere tollerate» – Il video

Il presidente del Consiglio ha parlato durante l’incontro a Firenze con vescovi e sindaci: «Nei momenti di crisi dobbiamo difendere i valori in cui crediamo»

«Gli eventi in Ucraina ci portano a ribadire che le prevaricazioni e soprusi non devono essere tollerati». Sono le parole del presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della cerimonia di apertura dell’Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo a Firenze. «In momenti di crisi – ha detto – dobbiamo ancor più difendere i valori in cui crediamo e che ci guidano: la convivenza, la fratellanza, la tolleranza che celebriamo in questo incontro devono realizzarsi anche oltre i confini della regione in cui viviamo». Il premier ha poi lanciato una laica preghiera ai presenti: «Avete scelto di mettere la vostra spiritualità, la vostra profondità di pensiero al servizio dei più deboli. Possa il vostro messaggio di pace diventare anche il nostro e risuonare forte là dove si cerca lo scontro e si rischia la guerra».


Draghi: «Serve una gestione equilibrata e umana delle migrazioni»

Il premier, nel corso del suo discorso, ha toccato anche il tema delle migrazioni. «Più volte in passato ho ribadito l’importanza di una gestione condivisa, equilibrata e umana delle migrazioni. Condivisa perché, senza un’assunzione di responsabilità collettiva, l’azione europea non potrà mai essere giusta ed efficace. Equilibrata perché non basta contrastare i flussi illegali, ma serve curare con attenzione l’accoglienza. E umana, perché non possiamo essere indifferenti rispetto alle sofferenze dei migranti». Il presidente Draghi ha sottolineato come «oltre alle scarse opportunità lavorative, anche l’instabilità politica contribuisce a indurre decine di migliaia, centinaia di migliaia di persone, tra cui molti giovani, a emigrare non solo per opportunità, ma soprattutto per necessità. Un fenomeno che attualmente porta con sé enormi rischi per chi arriva in Europa dal Nord Africa o dai Balcani, e che al momento rappresenta un problema per i Paesi di origine, che perdono energie vitali, e per i Paesi di arrivo, che spesso faticano a integrare i nuovi arrivi, ad accoglierli con dignità».


Draghi: «Occuparsi del Mediterraneo vuol dire occuparsi dei giovani»

Il Mediterraneo, ha ricordato il premier «ci ricorda che ciò che accade nell’Egeo riguarda anche il Tirreno, ciò che avviene al largo della Tunisia o della Libia si ripercuote sulle coste della Sicilia». E parlando di diritti nel Mediterraneo, ha proseguito il premier, «dobbiamo riferirci soprattutto ai giovani: la proporzione di ragazze e ragazzi con meno di 15 anni sul totale della popolazione in Medio Oriente e nel Nord Africa è circa il doppio rispetto alla media dell’Unione Europea, mentre quella di over 65 è appena un quarto». Il presidente Draghi ha poi aggiunto che «tutti i giovani hanno la legittima aspirazione di realizzare a pieno il proprio potenziale. Tuttavia, si scontrano con un mercato del lavoro che li lascia spesso ai margini: il tasso di disoccupazione giovanile nella regione è il più alto al mondo e in alcuni Paesi supera il 40 per cento per le ragazze». Insomma, per il premier «occuparsi del Mediterraneo vuol dire prima di tutto occuparsi delle nuove generazioni: investire nella scuola, nella formazione e creare le condizioni per investimenti e posti di lavoro».

Draghi: «L’emergenza climatica impone un rapido cambio di passo nella transizione climatica»

E affrontando il tema del Mediterraneo, «il nostro mare, particolarmente vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici, come la siccità, l’aumento dei livelli del mare, le ondate di calore», e «dove le città si affacciano su un mare che in molti casi conserva la sua meraviglia antica, ma è anche inquinato da plastiche e rifiuti e il rischio di incendi la cui pericolosità è in aumento», il premier ha osservato che l’emergenza climatica, «ci impone di accelerare nella transizione ecologica in modo rapido ma sostenibile per cittadini e imprese: dobbiamo aiutare in particolare i più deboli a sostenerne i costi, perché la transizione presenta grandi opportunità per chi ha il coraggio di investire e i Paesi del Mediterraneo devono coglierle per proteggere il pianeta e avviare i giovani verso le professioni del futuro».

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