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Spie, tradimenti e allarmi caduti nel vuoto: così è cominciata la guerra in Ucraina

Gli Stati Uniti parlano di invasione da novembre. E lo hanno fatto sapere ai russi, nell’estremo tentativo di far desistere Putin. Né Cina né Europa avrebbero preso sul serio l’avvertimento

Al nono giorno dell’offensiva russa contro l’Ucraina, la genesi dell’attacco di Mosca a Kiev si delinea sempre più come una spy story internazionale. Un film che però non è tale, con le bombe che ormai colpiscono gli edifici civili e mietono morti. Sul ruolo della Cina in questa partita, ma anche dell’intelligence americana, dei servizi russi e della reazione ucraina, fa il punto Guido Olimpio sul Corriere della Sera. Prima di tutto: gli americani sapevano. Da novembre. E lo hanno anche fatto trapelare. Per gravità della minaccia, e nell’estremo tentativo di portare Vladimir Putin a rivedere i suoi piani: evidentemente un buco nell’acqua.


L’avvertimento degli Usa

Gli Stati Uniti sapevano. Da metà novembre. Avvisano gli alleati dell’invasione, e Avril Haines, direttrice della National Intelligence, viene in Europa a raccontare quello che gli americani sanno. Ma la accoglie un certo scetticismo. Neanche un mese dopo gli Usa mandano un nuovo avvertimento e addirittura il Washington Post racconta l’operazione che verrà con informazioni precise, ipotizzandone l’avvio all’inizio del nuovo anno e facendo quindi di fatto conoscere ai russi le informazioni in possesso e le fonti di primissimo livello che ha la Cia. L’agenzia è guidata da William Burns, già ambasciatore in Russia, che ai primi di novembre va addirittura a Mosca per affrontare la questione, mostrare che Gli Usa sanno, fare un estremo tentativo. Nulla di fatto: il Cremlino è un muro di gomma.


Putin è convinto della sua strategia. Pare che voglia giusto far passare le Olimpiadi invernali in Cina, e che anzi Pechino – lo ha scritto ieri ancora il New York Times ma non ve ne è conferma – avrebbe chiesto proprio di aspettare. La Cina a sua volta era stata allertata dagli Usa, con dati e piani e la richiesta di un aiuto a evitare il peggio. Ma Pechino non avrebbe creduto a Washington. Anonymous in queste ore ha pubblicato alcuni documenti dove si legge che l’ordine di attacco era previsto per il 18 gennaio – data che combacia con le ricostruzioni americane e che poi sarebbe stata spostata. La guerra in Ucraina è stata approvata il 18 gennaio e il piano d’attacco prevedeva un attacco dal 20 febbraio al 6 marzo, spiega il collettivo hacker.

Le intelligenze

I servizi segreti americani hanno continuato a raccogliere dati. I russi, dal canto loro, hanno dovuto fare i conti con il fatto che Washington sapesse. Alla ricerca di chi poteva aver tradito. E domandandosi in caso di attacco quale sarebbe stata la reazione dell’Ucraina, evidentemente informata, e della stessa comunità internazionale. A Putin, poi furioso, sarebbero stati prospettati scenari positivi. E Kiev? Anche i loro apparati di sicurezza sono stati infiltrati dai russi. Ma qual era il riscontro dato? Che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe fuggito? E lo stesso leader di Kiev, che prima dell’attacco ostentava sicurezza e anzi parlava di panico creato dalla Casa Bianca, era sincero o lo faceva per tattica?

Ancora a novembre un’intervista al Military Times del capo dell’intelligence ucraina Kyrylov Budanov dimostra che gli ucraini sapevano, lo raccontavano, non venivano presi sul serio. Infine c’è l’episodio del commando ceceno che sarebbe stato inviato a uccidere Zelensky. Agguato sventato grazie alla soffiata di un informatore russo, sembra. Che Mosca lo voglia far fuori è plausibile. Che si parli di ceceni, nota il Corriere, è “esotico”, ma richiama il loro approccio risoluto, e il ruolo in operazioni clandestine per i servizi.

In copertina EPA/SERGEY KOZLOV | Kharkiv, Ucraina, 3 marzo 2022.

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