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«Le sanzioni dell’Occidente non danneggiano l’economia»: il nuovo capitolo della propaganda russa

Il leader del Cremlino ha ribadito che le sanzioni aiuteranno Russia e Bielorussia ad «acquisire più competenze, più opportunità per sentirci indipendenti, autosufficienti, e alla fine ne trarremo profitto come già successo negli anni precedenti». Ma è davvero così?

Le sanzioni dell’occidente sono un’opportunità per la Russia di rinforzare la propria sovranità tecnologica ed economica, ha detto oggi Vladimir Putin da Mosca, dove ha incontrato il presidente bielorusso Alexandr Lukashenko. Il leader del Cremlino ha ribadito che le sanzioni aiuteranno Russia e Bielorussia ad «acquisire più competenze, più opportunità per sentirci indipendenti, autosufficienti, e alla fine ne trarremo profitto come già successo negli anni precedenti». Lukashenko ha fatto eco a Putin mettendo in chiaro che i due paesi hanno «tutto ciò che serve per rimettere in piedi l’economia». Il presidente bielorusso ha anche aggiunto che si ritiene contento dell’inizio della guerra, che a suo dire ha fermato l’Ucraina dall’utilizzare armi biologiche e dal mettere a repentaglio le centrali nucleari del paese.


Le conseguenze delle misure

Le dichiarazioni dei due leader sono in netto contrasto con la realtà dei fatti. Da quando Russia e Bielorussia sono state isolate finanziariamente l’economia dei due paesi ne ha risentito pesantemente. Nello specifico, il rublo russo ha perso buona parte del suo valore: se il 23 febbraio bastavano 81 rubli per comprare un dollaro, oggi ne servono 117. Sorte simile è toccata al rublo bielorusso, il cui cambio con la valuta statunitense è passato da 2,6 a 3,3 rubli per dollaro. La Russia non può accedere alle sue riserve di stato per rifinanziare il debito, è stata estromessa dal circuito SWIFT, la borsa di Mosca è stata chiusa, e molti economisti sostengono che il paese sia prossimo alla bancarotta. La situazione è simile per la Bielorussia, oggetto non solo delle stesse sanzioni della Russia ma anche di quelle imposte al paese due anni fa in seguito alla violenta repressione delle proteste per la rielezione del presidente Lukashenko. Le sanzioni del 2020 hanno colpito un paese già tra i più poveri d’Europa; dove il pil pro capite è di appena 6 mila euro l’anno.


Le contromisure del Cremlino

La Russia sta comunque lavorando a contromisure per limitare i danni delle sanzioni. Il primo ministro del Cremlino Mikhail Mishustin ha ricordato che le compagnie occidentali hanno il diritto di non divulgare con chi fanno affari, lasciando sottintendere che un eventuale rapporto con la Russia potrebbe rimanere nascosto. Il Cremlino nel frattempo ha fatto sapere che ha gli strumenti legali per sequestrare e nazionalizzare i capitali delle compagnie straniere che lasceranno la Russia a causa delle difficoltà nell’eseguire transazioni nel paese.

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