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Scontro internazionale sullo Swift: cosa è il sistema bancario al centro delle sanzioni contro la Russia

Gran parte dell’Europa sembra essere allineata nell’escludere Mosca dal sistema di transazioni finanziarie. Resta il timore che la sanzione possa avere un effetto boomerang anche nei Paesi che vi fanno ricorso

La pioggia di sanzioni annunciate o intraprese dall’Ue e dagli Usa nei confronti di Mosca, al terzo giorno di offensiva russa sull’Ucraina, incontra e si scontra con il nodo dello Swift (acronimo per: Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication). Escludere la Russia dal sistema di transazioni finanziarie internazionali insinua qualche perplessità nei decisori politici, nonostante siano intenzionati in blocco ad andare avanti con le sanzioni più dure. L’ipotesi non convince le maggiori banche di Wall Street: qui sono in tanti a sconsigliare questa mossa perché, secondo alcuni osservatori, estromettere Mosca dal sistema Swift avrebbe un impatto significativo sull’economia globale. Ecco perché gli Stati membri di Europa e Stati Uniti stanno prendendo tempo per decidere. La Casa Bianca sta discutendo dell’ipotesi con la Fed, che siede nell’organismo di supervisione del sistema Swift. Nell’Ue si fa strada sempre di più l’ipotesi di ricorrere a questa sanzione, ma resta qualche posizione opposta, o non pervenuta. Il timore è che una misura tanto punitiva nei confronti della Russia possa avere un effetto boomerang anche nei Paesi che vi fanno ricorso.


Che cos’è lo swift

Si tratta di un sistema che lavora tramite codici che permettono l’interconnessione di migliaia di istituti finanziari in oltre 200 Stati e allerta le banche quando viene fatta una transazione. La cooperativa ha una sua sede fisica in Belgio dal 1973, anno della sua fondazione, e dunque risponde al diritto comunitario. Prima di questo sistema, per i pagamenti internazionali si faceva ricorso al Telex. Grazie al codice Swift, è quindi possibile la verifica dell’identità dell’ente finanziario che emette il pagamento o di quello a cui il pagamento è destinato, così che la transazione finanziaria possa aver luogo in condizioni di massima sicurezza, con informazioni che certifichino la regolarità dell’operazione. Se la Russia venisse espulsa da questo sistema in seguito a sanzioni, sarebbero inevitabili le ripercussioni negli scambi finanziari. Senza il codice Swift, per le banche e gli istituti di credito potrebbe essere quasi impossibile, o comunque molto complicato, far transitare denaro dentro o fuori la Russia. 


Le diverse posizioni e i dubbi

Posizioni differenti in Ue, Usa e Regno Unito derivano da diverse implicazioni nei vari Paesi, anche legate alla fornitura di gas. Per esempio, Italia, Germania e Austria sono dipendenti dal gas russo e se nel prossimo futuro dovessero incontrare grosse difficoltà nel pagarlo potrebbe manifestarsi presto uno scenario in cui Mosca diminuisce o addirittura taglia le forniture a questi Paesi. L’Italia ha una «valutazione in corso» sull’esclusione della Russia dal sistema Swift, anche se nelle ultime ore la posizione del governo italiano appare sempre più chiara e va nella direzione di intraprendere ogni sanzione necessaria, anche la più dura, per punire Mosca. Il premier Draghi ha ribadito al presidente Zelensky che «l’Italia appoggia e appoggerà in pieno la linea dell’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito Swift». Non è dello stesso avviso il leader della Lega Salvini, secondo cui se la Russia resta fuori dallo Swift l’Italia rischia il blackout: «Bisogna valutare tutto fino in fondo – ha detto il senatore – perché se impedisci pagamenti tra banche l’Italia rimane senza gas e poi bisogna correre ai ripari». Ieri il ministro dell’economia Franco ha sottolineato all’Ecofin che l’eventuale esclusione della Russia dal sistema Swift creerebbe un «problema» rispetto al pagamento delle forniture di gas destinate all’Italia e ad altri Paesi Ue.

La Spagna si è detta favorevole a un’eventuale esclusione della Russia. E la Francia sostiene il distacco della Russia dallo Swift, oltre a «l’imposizione di sanzioni personali a Putin e l’apporto di strumenti di difesa: Merci La France» è uno dei tanti messaggi sul tema del presidente ucraino Zelensky sul suo profilo Twitter. «Macron è un vero amico dell’Ucraina. La Francia è con noi nei momenti più difficili». Quanto alla Germania, il ministro delle Finanze tedesco nel pomeriggio di ieri ha detto che «tutte le opzioni sono sul tavolo e anche un’esclusione della Russia da Swift sarebbe pensabile», senza però sbilanciarsi oltre. Qualche ora prima, intorno a mezzogiorno, Berlino optava per prendere tempo: «L’esclusione della Russia da Swift è un’opzione che ha bisogno di una certa preparazione e per non rallentare le altre misure si è deciso per ora di escluderla».

In mattinata Zelensky ha chiesto alla Germania e all’Ungheria di avere il «coraggio» di escludere la Russia dallo Swift. «Stiamo rovinando i piani di Mosca», ha affermato il presidente ucraino. Ungheria e Polonia nelle ultime ore hanno fatto sapere che non pongono veti, che la decisione non dipende da loro. Il premier polacco Morawiecki ha annunciato di avere «parlato di nuovo con il primo ministro ungherese, Viktor Orbán», che «ancora una volta ha assicurato il suo sostegno a sanzioni di vasta portata contro la Russia, compresa l’esclusione dallo Swift». Anche Cipro ha fatto sapere che non bloccherà la messa al bando della Russia dal sistema internazionale dei pagamenti Swift. Lo ha annunciato in un tweet il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. «Ce l’abbiamo fatta – ha scritto il ministro – Cipro ha confermato che non bloccherà la decisione di mettere al bando la Russia da Swift. La diplomazia ucraina continua a lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per prendere decisioni importanti e proteggere l’Ucraina dagli invasori russi».

Immagine in evidenza: Ansa | Ginevra, una protesta contro l’offensiva Russia in Ucraina

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