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Caso Kaspersky, interviene il Garante della Privacy: aperta un’istruttoria per valutare i rischi

L’obiettivo del Garante è verificare il flusso dei dati italiani: «Abbiamo chiesto a Kaspersky Lab di fornire il numero e la tipologia di clienti italiani, nonché informazioni dettagliate sul trattamento dei dati personali»

All’inizio era solo qualche voce sui social ma ora le domande sulla sicurezza dell’antivirus Kaspersky stanno arrivando da diversi fronti. Nelle ultime ore è intervenuto il Garante per la protezione dei dati personali che ha aperto un’istruttoria per verificare tutti i rischi connessi all’antivirus. Il Garante vuole capire come funziona la tutela dei dati dei clienti italiani. I punti più importanti che dovrà chiarire Kaspersky Lab sono due: quali dati dei clienti italiani sono arrivati in Russia e quali richieste di acquisizione dei dati italiani sono state fatte da autorità governative a partire dal 1° gennaio del 2021. L’obiettivo quindi è verificare che non ci siano legami tra l’antivirus e il Cremlino. Una connessione che finora è stata sempre negata dai vertici della multinazionale.


Tra i punti che Kaspersky deve specificare c’è anche la tipologia di dati raccolti sugli utenti: «Il Garante ha chiesto a Kaspersky Lab di fornire il numero e la tipologia di clienti italiani, nonché informazioni dettagliate sul trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito dei diversi prodotti o servizi di sicurezza, inclusi quelli di telemetria o diagnostici». Sempre nel comunicato del Garante viene confermato che queste azioni sono state decise dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: «L’iniziativa intrapresa d’ufficio dall’Autorità si è resa necessaria in relazione agli eventi bellici in Ucraina, allo scopo di approfondire gli allarmi lanciati da numerosi enti italiani ed europei specializzati in sicurezza informatica sul possibile utilizzo di quel prodotto per attacchi cibernetici contro utenti italiani».


La virata sulla trasparenza di Kaspersky

Stando a quanto dichiarato negli scorsi anni dall’azienda, tutti i dati dei clienti europei dovrebbero essere registrati sui server che si trovano in Svizzera. Nel 2017 infatti Kasperky è stata bandita dai sistemi informatici federali degli Stati Uniti proprio per il rischio che avesse legami con il Cremlino. Per evitare decisioni simili anche nel resto del mondo, l’azienda ha avviato una serie di operazioni che nel 2019 hanno portato alla creazione di un Trasparency Center a Zurigo per conservare i dati degli utenti di tutti i clienti fuori dalla Russia. Il ceo Eugene Kaspersky aveva detto: «Crediamo che un’azione di questo tipo diventerà una tendenza globale per il mondo della sicurezza informatica e che una politica basata sulla fiducia si diffonderà in tutto il settore, divenendo un requisito di base fondamentale».

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