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Abramovich e il mistero dell’avvelenamento: l’ipotesi del cioccolato e gli Usa che non ci credono

Secondo il Wsj si tratterebbe di un attacco chimico. Ma c’è scetticismo: gli usa parlano di fattori ambientali alla base dei sintomi

L’oligarca Roman Abramovich è davvero stato avvelenato durante i colloqui per i negoziati di pace tra Russia e Ucraina che riprendono oggi a Istanbul? Secondo il racconto di queste ore insieme al patron del Chelsea sarebbero stati colpiti due negoziatori ucraini. Tra questi Rustem Umerov, tartaro di Crimea. Tutti si trovavano ai negoziati di pace iniziati a fine febbraio. Uno di loro, Denis Kireev, è morto il 6 marzo forse per un malinteso: le forze speciali ucraine lo avrebbero scambiato per una spia russa. L’avvelenamento può essere avvenuto tramite cioccolata e acqua, ovvero gli unici alimenti consumati quella sera dei primi di marzo dalla delegazione. Si tratterebbe di un attacco chimico in dosi modeste, che magari doveva funzionare soltanto da avvertimento.


I sintomi

Quali i sintomi dell’avvelenamento? Abramovich e gli altri negoziatori ucraini avrebbero sofferto di irritazione agli occhi e pelle squamata su viso e mani dopo il round conclusosi alle 22 del 3 marzo scorso. Non si tratterebbe del novichok, ovvero la neurotossina sviluppata in Unione Sovietica e che si può somministrare in forma liquida, in polvere o in aerosol. Potrebbe però essere un altro agente chimico somministrato in piccole proporzioni. Di qui l’idea che, a differenza di altre volte, non si cercava di uccidere Abramovich ma soltanto di spaventarlo. Il Wall Street Journal ha invece scritto che potrebbe essere avvenuta un’esposizione a radiazioni elettromagnetiche oppure un attacco biochimico. Ma negli Stati Uniti c’è chi non crede a questa ipotesi.


Alcune fonti coperte Usa hanno infatti sollevato sospetti sull’avvelenamento, che comunque secondo un rapporto sarebbe stato orchestrato da estremisti russi che volevano sabotare i colloqui. Un funzionario statunitense sotto condizione di anonimato avrebbe detto a Reuters che secondo l’intelligence i sintomi sofferti da Abramovich erano dovuti a fattori ambientali e non a un avvelenamento. In seguito un funzionario dell’ufficio del presidente ucraino, Ihor Zhovkva, ha detto alla BBC che, sebbene non avesse parlato direttamente con Abramovich, i membri della delegazione Ucraina stavano bene e che uno di loro aveva definito “falsa” l’ipotesi di avvelenamento. Ma l’esperto di intelligence del canale britannico Frank Gardner ha osservato che non sorprenderebbe che gli Stati Uniti volessero smorzare i sospetti circa l’uso di armi chimiche, in particolare da parte russa, in Ucraina. Per evitare poi di dover rispondere con una rappresaglia.

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