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Guerra e pace in Ucraina: i 3 punti dei negoziati e la bozza di accordo tra Putin e Zelensky

L’integrità territoriale e il problema delle repubbliche territoriali. L’addio all’adesione alla Nato e l’ok all’Unione Europea. Lo scenario coreano. E l’incognita referendum

Oggi a Istanbul in Turchia si svolgerà un nuovo round dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina. Sotto la regia di Erdogan, i gruppi che rappresentano Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky apriranno la discussione alle 10,30 negli uffici della residenza presidenziale turca che si trovano nel palazzo di Dolmabahce. Ma su cosa si tratterà e quali sono i punti in discussione tra Kiev e Mosca? Ieri il Financial Times ha rivelato i contenuti della bozza di lavoro delle due delegazioni, segnalando che lo Zar ha rinunciato alla “denazificazione” dell’Ucraina: il termine non compare. Non pretende nemmeno la smilitarizzazione di Kiev, anche se gli ucraini non potranno avere armi nucleari. I punti in discussione sono quattro. Ma i colloqui potrebbero concludersi lo stesso con un nulla di fatto.


L’integrità territoriale, la neutralità, il referendum

E questo perché, come spiega la direttrice di Carnegie Europe Rosa Balfour su La Stampa, nessuna delle due parti ha finora mostrato margini di compromesso su tematiche come l’integrità territoriale dell’Ucraina. Putin infatti ha come obiettivi il riconoscimento della Crimea e la chiusura dei casi di Donetsk e Lugansk, mentre le analisi internazionali concludono che il nuovo obiettivo è quello dello Scenario Coreano, con la divisione in due del paese. D’altro canto è indubbio che se Putin avesse voluto soltanto il riconoscimento delle repubbliche popolari avrebbe fermato l’offensiva senza cercare di spingersi fino a Kiev e senza cercare di prendere Mariupol. I punti che si discuteranno oggi sono essenzialmente tre:


  • la neutralità dell’Ucraina: Kiev deve rinunciare all’adesione alla Nato, ma Mosca non sembra avere molto in contrario rispetto all’entrata nell’Unione Europea; così il paese diventerebbe uno Stato-ponte (o cuscinetto) tra la Russia e la Nato;
  • l’integrità territoriale: la Russia vuole senz’altro il riconoscimento del risultato del referendum di annessione della Crimea e molto probabilmente lo otterrà; in discussione però c’è ancora la questione del Donbass e quella delle due repubbliche popolari in territori a maggioranza russa che Mosca ha già riconosciuto: qui sarà difficile trovare un compromesso perché Kiev invece intende conservare la propria integrità territoriale;
  • il referendum: secondo Zelensky due paesi, ovvero Turchia e Italia, potrebbero essere i garanti della pace; ma il presidente dice anche l’accordo di pace dovrebbe essere sottoposto a referendum che dovrebbe riguardare la neutralità (e quindi la mancata adesione alla Nato) e la questione dei territori. In caso di risultato negativo, però, salterebbe tutto.

C’è poi il problema delle sanzioni. Molto probabilmente la Russia porrà come condizione principale per la firma su un accordo il ritiro delle sanzioni da parte dei paesi occidentali. Questo, ovviamente, Zelensky non lo può garantire.

La svendita dell’Ucraina

Liz Truss, ministra degli Esteri del governo britannico Tory di Boris Johnson, intervenendo alla Camera dei Comuni ieri ha spiegato che finora Putin «non è stato serio» nei negoziati in corso fra Mosca e Kiev per mettere fine alla guerra, ma in ogni caso bisogna far sì che qualunque accordo futuro «non si concluda con una svendita dell’Ucraina» e che non si ripetano i catastrofici «errori del passato». Truss ha detto che non si tratta solo di fermare Putin sul terreno, come «l’eroica resistenza ucraina» sta a suo dire riuscendo al momento a fare; ma di guardare anche a una prospettiva «di lungo termine», a un regime di sanzioni destinato a pesare per molti anni sull’economia russa per quanto l’efficacia tenda inevitabilmente «a ridursi con il tempo».

Non solo. «Noi – ha aggiunto la titolare del Foreign Office – non soltanto non possano consentire che questa spaventosa aggressione abbia successo, ma siamo determinati come governo a far sì» che il presidente russo «non possa più agire così in futuro» e che «il regime di Putin sia chiamato alla fine a rispondere dei suoi atti dinanzi alla Corte Penale Internazionale». Proprio per non “svendere l’Ucraina” però sarà necessario comprendere in che modo si potrà trovare un compromesso sui territori contesi. Cedere Lugansk e Donetsk sarebbe umiliante per Kiev. Ma Mosca non può mollare quelle zone, che tra l’altro hanno una maggioranza di cittadini russi. Sarà difficile trovare un accordo che possa essere accettato da entrambi i contendenti. Secondo il Financial Times per trovare un accordo sul punto potrebbe essere necessario un incontro tra Putin e Zelensky.

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