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Il viaggio del capo della Cia a Kiev prima dell’invasione: le telefonate a Putin e le informazioni segrete sui russi a Zelensky

Il capo della Cia William Burns avrebbe incontrato Zelensky a metà gennaio. In questa occasione avrebbe svelato tutte le mosse decise dalla Russia

Le mosse dell’esercito russo svelate in anticipo, la richiesta al Cremlino di fermare tutte le operazioni e poi la via di fuga offerta al presidente Volodymyr Zelensky. Il Wall Street Journal ha pubblicato la ricostruzione di tutte le mosse fatte negli ultimi mesi da William Burns. Classe 1956, nato in una base militare di Fort Bragg nel North Carolina, Burns dal gennaio 2021 è stato nominato da Joe Biden direttore della Cia. Secondo il Wall Street Journal il suo ruolo sarebbe stato cruciale nella crisi ucraina almeno in due episodi. Il primo si colloca all’inizio dello scorso novembre, quando avrebbe chiamato Vladimir Putin per chiedergli di non proseguire con il suo piano di invadere l’Ucraina. Il capo della Cia ha maturato i suoi rapporti con la Russia tra il 2005 e il 2008, quando è stato ambasciatore a Mosca per gli Stati Uniti. I due si sarebbero sentiti al telefono, grazie a una linea criptata. Putin avrebbe negato ogni intenzione di arrivare a Kiev, ma già in questa occasione avrebbe detto che l’Ucraina non era un Paese reale ma solo una decisione politica di Lenin. Le stesse tesi che il Capo del Cremlino ha usato per giustificare mesi dopo l’invasione.


A gennaio invece Burns sarebbe andato a Kiev, per incontrare direttamente il presidente Volodymyr Zelensky. Qui, ormai certo dall’attacco deciso da Putin, avrebbe spiegato nel dettaglio tutti i piani dei russi. Stando a quanto ricostruito dal Wall Street Journal, Putin puntava a prendere possesso nei primi giorni di guerra dell’aeroporto di Gostomel a nord della capitale. Qui avrebbe fatto arrivare tutte le truppe necessarie per procedere a un accerchiamento di Kiev. Il piano sarebbe fallito quindi proprio perché l’esercito e i servizi segreti ucraini erano già a conoscenza delle intenzioni dei russi. Non solo. La Russia avrebbe sperato anche in un aiuto fornito dall’interno e nello specifico da porzioni dell’esercito ucraino che avrebbero collaborato con il Cremlino. Un aiuto che non è mai arrivato. In tutte queste ricostruzioni è stato chiarito anche un’offerta fatta direttamente dalla Cia a Zelensky. Nei primi giorni del conflitto gli Stati Uniti avrebbero offerto una via di fuga al presidente che però avrebbe scelto di restare. Il 26 febbraio, riporta l’Associated Press, Zelensky avrebbe detto a Washington: «La battaglia è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio».


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