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«Biden punta a far cadere Putin ma così rischia di far durare la guerra in Ucraina per anni»

30 Marzo 2022 - 08:22 Redazione
epa09747976 US President Joe Biden walks to board Marine One on the South Lawn of the White House in Washington, DC, USA, 11 February 2022. The Biden administration is warning of an imminent invasion of Ukraine by Russia possibly in the next week.  EPA/SHAWN THEW / POOL
Niall Ferguson, docente ad Harvard e saggista: «Gli Stati Uniti sono su una china pericolosa e hanno sbagliato i calcoli»
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Lo storico Niall Ferguson, docente ad Harvard e saggista, in un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera parla della strategia di Joe Biden sulla guerra in Ucraina – che è costata finora al presidente un crollo dei sondaggi – e spiega perché può essere pericolosa: «L’Amministrazione Biden si è imbarcata in una strategia che punta a prolungare a la guerra, nella convinzione che questo porterà a un cambio di regime in Russia. La cosiddetta gaffe di Biden non era affatto una gaffe: membri dell’Amministrazione hanno più volte indicato quella che chiamo la strategia cinica ma ottimista di prolungare la guerra e aspettare che le sanzioni facciano cadere Putin. Trovo però questa strategia straordinariamente rischiosa e pensata male. Se gli Usa adoperassero la loro influenza sia su Ucraina che Russia per spingere a un cessate il fuoco, allora accadrebbe: e tuttavia l’Amministrazione Biden non sembra coinvolta nella diplomazia. È un grave errore: e i rischi di prolungare la guerra sono molto maggiori di quanto Biden non sembri comprendere. Potrebbe essere fortunato e magari Putin viene davvero rovesciato: ma se scommetti il futuro dell’Ucraina su questo esito, le chance mi sembrano terribili», dice il docente nel colloquio con Luigi Ippolito.

Putin, ragiona Ferguson, non è Saddam Hussein e nemmeno Gheddafi: ha un arsenale nucleare e può usarlo. Mentre con un cambio di regime in Russia si otterrebbe al massimo di spingere Mosca tra le braccia della Cina: «Tutta la strategia americana è basata su un profondo e strategico errore di calcolo che mi rende molto nervoso per le prossime settimane». Mentre l’Ucraina ha un modello a cui guardare in vista dei negoziati per la pace: «La Finlandia è l’esempio più ovvio: ha funzionato come una società aperta e democratica nonostante fosse neutrale e dovesse essere in buoni rapporti con l’Urss. Il grande errore della politica occidentale è stato far balenare l’opzione dell’ingresso nella Nato senza averne davvero l’intenzione. Se non eravamo sinceri a proposito, avremmo dovuto toglierla dal tavolo da tempo, già dal 2014, e chiedere qualcosa in cambio dalla Russia. Invece ora siamo nella posizione di dover accettare la neutralità sotto pressione, che è molto peggio, con la possibilità di richieste territoriali che sarà molto difficile da vendere agli ucraini. Dobbiamo adesso salvare quel che possiamo, e l’unica via è un modello finlandese, che Zelensky ha capito: lui vuole garanzie di sicurezza, ma se non le danno gli Usa sarà un accordo debole».

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