Evacuati i civili a Oleshky, la città occupata dai russi nel sud dell’Ucraina: «Un primo passo per la pace». Ma c’è chi sceglie di restare
Evacuati i civili a Oleshky, la città occupata dai russi nel sud dell’Ucraina. Le operazioni si sono svolte venerdì senza incidenti dopo la tregua umanitaria tra Mosca e Kiev promossa da Papa Leone e mediata dagli Usa. «Iniziative simili vanno estese lungo tutto il fronte per arrivare a fermare la guerra», dice il commissario ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets. A fine giornata, Lubinets e la sua omologa russa, Yana Lantratova, che hanno collaborato durante le operazioni, hanno incontrato i giornalisti al posto di frontiera di Armyansk, in Crimea. Entrambi hanno ringraziato ripetutamente Melania Trump per «l’impegno nell’affrontare la crisi», alla quale si era interessato anche il Vaticano, con una missione a Mosca del cardinale Matteo Zuppi e telefonate del Pontefice ai presidenti russo, Vladimir Putin, e ucraino, Volodymyr Zelensky. Con la Santa Sede si è parlato della questione, sottolinea Lantratova, ma è stato l’intervento della First lady americana che «ha garantito la sicurezza per questa operazione», avviata grazie a un cessate il fuoco entrato in vigore nella notte tra lunedì e martedì e che continua a tenere.

L’evacuazione dei civili
Il convoglio umanitario è partito dalla Crimea nelle prime ore del mattino, con generi alimentari, medicinali, 50 medici e paramedici e ambulanze. A disposizione della popolazione 25 autobus, per un totale di 750 posti, per l’evacuazione di coloro che volevano lasciare la cittadina, sulla linea del fronte, che Mosca e Kiev si accusano a vicenda di avere isolato con i bombardamenti e i minamenti delle strade. Non è ancora chiaro quanti residenti abbiano effettivamente accettato di partire. «Ho paura che se me ne vado perderò la casa», ha raccontato all’Ansa Pavel, 62 anni, tenente colonnello in pensione. Così, ha deciso di continuare le sue uscite in bicicletta ogni due settimane fino al vicino centro abitato di Radensk, dove carica provviste. «Sono sicuro che ce la farò a resistere fino alla prossima primavera, e credo che questa guerra non durerà ancora a lungo», azzarda l’ex militare.
Chi parte e chi resta: il racconto degli abitanti
Raggiungere Oleshky resta comunque pericoloso. Il convoglio ha attraversato strade secondarie sconnesse e fangose, costeggiate da abitazioni abbandonate e tetti distrutti. Percorsi che sembrano essere stati individuati come accessi relativamente più sicuri in un territorio disseminato di mine. Davanti al piccolo ospedale si è radunata una folla di persone. Alcune erano pronte a partire, portando con sé anche cani e gatti, altri erano lì soltanto per salutare amici e parenti, prima di tornare nelle proprie abitazioni. Quelli che sono partiti sono soprattutto giovani.

Ucraina o Russia?
L’evacuazione ha infatti riportato alla luce anche le divisioni che attraversano la popolazione locale. La scelta tra chi decide di andare in Ucraina o in Russia ha diviso e ha provocato rancori anche tra famiglie, come è normale per due Paesi strettamente legati in cui milioni di persone appartengono a famiglie miste. «Vedevo quello che stava succedendo in Ucraina, in particolare gli arruolamenti forzati nelle strade, e ho preferito non andarci», dice all’agenzia di stampa Anton. «Per questo – ricorda – molti conoscenti che hanno scelto di andare proprio in Ucraina, mi hanno chiamato traditore. Ma poi anche diversi di loro hanno lasciato il Paese e sono finiti all’estero, in particolare in Polonia».
Per Igor Gitchenkov, 60 anni, ex dirigente dell’ente dei trasporti di Cherson, la scelta è stata ideologica. «Sono cresciuto nell’Unione Sovietica – dice – e per me la festa della Vittoria nella Seconda guerra mondiale conta quanto Natale e Pasqua. Ad ogni anniversario della vittoria portavo pane nero e vodka alla fossa comune dove è sepolto mio nonno, morto sotto Sebastopoli nel 1943. Anche altri concittadini venivano con me, e pensavo che ci credessero. Ma poi hanno scelto di andare in Ucraina, e magari da lì sono emigrati in Europa, anche in Italia». Ora vive in territorio controllato dalle truppe di Mosca a Skadovsk, 80 chilometri da Cherson. Una spiegazione più pragmatica arriva invece da Alexander Zakharov, che è scappato da poco da Oleshky. «La gente sceglie di andare con i russi o con gli ucraini a seconda di dove ha parenti che la possano aiutare», afferma. Nella speranza che questo conflitto finisca presto.
Lavrov spacca il G20, i patriot e Zelensky
Nonostante l’accordo per l’evacuazione dei civili da Oleshky, i bombardamenti russi su Kiev e altre città ucraine continuano a intensificarsi. Zelensky ha quindi ripreso gli attacchi contro le raffinerie russe, sospesi per alcune settimane dopo le pressioni di Trump. Le tensioni si sono riflesse anche al G20 dei ministri degli Esteri ad Atlanta, dove Rubio ha rinunciato alla foto di gruppo con il russo Sergej Lavrov dopo la minaccia di boicottaggio da parte dei colleghi europei.
Sul fronte militare, Washington ha autorizzato la vendita all’Ucraina di 500 missili intercettori per i sistemi Patriot. L’accordo dovrà essere ratificato dal Congresso. Zelensky ha definito «importante» la decisione, ma ha sottolineato che le consegne potrebbero iniziare soltanto tra alcuni anni. Da qui la richiesta agli alleati di trovare soluzioni immediate per rafforzare la difesa aerea, soprattutto in vista dell’inverno e dei nuovi attacchi russi alle infrastrutture energetiche.
Foto copertina: ANSA/UFFICIO DELLA COMMISSARIA PER I DIRITTI UMANI DELLA RUSSIA | Una foto estratta da un video diffuso il 30 ottobre 2026 dall’Ufficio della Commissaria per i diritti umani della Russia, scattata nella città di Oleshky, 30 ottobre 2026

