Scontro tra treni a Toledo, l’italiano sopravvissuto: «Mia sorella dispersa? No, è morta»
La Commissione d’Inchiesta sugli incidenti ferroviari (Ciaf) ha rettificato il numero di vittime dello scontro fra due treni sulla linea di alta velocità Madrid-Siviglia, riportandolo a 69. Una delle tre italiane date per disperse dopo il disastro ferroviario di Toledo è viva. Si è fatta sentire in mattinata con il consolato italiano a Madrid assicurando di stare bene. Delle altre due connazionali di cui non si hanno notizie, entrambe residenti in Spagna una è italo-argentina, l’altra italo-venezuelana. Fra i dispersi c’è anche la sorella di Jeremías Conte Grande, l’italiano rimasto ferito e ricoverato all’ospedale universitario di Toledo.
La sorella di Jeremías
Jeremías Conte Grande, 36 anni, una moglie e una figlia di 11 mesi, si trova nell’ospedale universitario di Toledo. È nato in Argentina, a San Juan, e si è trasferito in Spagna, dove è un informatore farmaceutico. È di nazionalità italiana. Il bisnonno nel 1915 lasciò Fenestrelle (Torino), «e mio nonno non ha mai smesso di raccontarmi quel paese, quella storia, quell’Italia», dice oggi in un’intervista a Repubblica. Ha due costole fratturate, problemi alla scapola destra e alla cervicale. La gamba destra è bendata dalla coscia fino al piede. «Non so come sono arrivato qui, un miracolo. Soffro molto, anche se sono pieno di anestesia».
Ana Martina
Jeremías è il fratello di Ana Martina, 33 anni, ancora dispersa. «Per me non è dispersa. È morta. L’ultima immagine che ho, dentro il treno, prima di perdere conoscenza, è lei che non risponde quando la chiamo, non respira più», dice a Corrado Zunino. La sorella voleva vedere sua figlia di tre mesi, per questo entrambi erano saliti sul treno per scendere a Cordoba. C’è la mamma, in reparto, lei ha lontani parenti ad Alba, nel Cuneese. «Ho perso due figli», dice.
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La seconda carrozza
Jeremías racconta l’incidente dal suo punto di vista: «Ho visto un treno volare sopra di me. Non so se erano le nostre carrozze dietro, se era quello che abbiamo speronato. Non so. Sono rimasto sveglio per mia sorella, la chiamavo, non c’era più». E poi: «Quando ho capito che Ana Martina se n’era andata, ho chiuso gli occhi e li ho riaperti qui, in ospedale». La sorella «non aveva figli e non la vedevo da due anni, l’ho persa per sempre». La moglie Samira racconta: «Ero a casa con la piccola e ho sentito dell’incidente dalla tv spagnola. Sapevo che mio marito e Ana Martina erano su quel treno. Ho iniziato a telefonare a Jeremías, niente. Compulsavo il suo numero, non c’era linea. Gli scrivevo. Sono rimasta quattro ore senza informazioni, un incubo. Ero gelata e guardavo la nostra figlia, poi mi hanno detto che era in ospedale a Toledo. Ho iniziato a piangere, e ringraziare».

