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Cosa sappiamo delle accuse contro Sabrina Quaresima dopo la sua intervista a Porta a porta

Qualcuno ha spinto il ragazzo in contatto con la preside del Montale a rendere pubbliche le chat tra i due? Chi e perché non gradiva la nuova dirigente scolastica

Non siamo davanti a una semplice (e fantomatica) relazione tra preside e alunno da poco maggiorenne. Relazione peraltro non provata e smentita dalla dirigente scolastica del Montale di Roma Sabrina Quaresima. Quella del liceo Montale potrebbe essere una storia che va ben al di là dei fatti finora conosciuti. L’avvocato della preside, Alessandro Tomassetti, proprio a Open aveva avanzato l’ipotesi che qualcuno volesse «fargliela pagare», che le cose «non accadono mai per caso» e che forse «è risultata scomoda a qualcuno». Gli ex allievi di Quaresima, ben 19 di loro, in una lettera al nostro giornale, avevano parlato, anche loro, di una persona «scomoda», una donna che si è sempre spesa per i ragazzi e che difficilmente avrebbe fatto quel che oggi le viene contestato (pur non essendo, di certo, un reato visto che l’alunno è maggiorenne). Ma come mai una storia che riguarda due adulti, sebbene con una grande differenza di età e di ruolo è finita sui giornali di tutta Italia? Qualcuno ha spinto lo studente in contatto con la preside, Andrea, a farsi avanti? La preside, nell’intervista di ieri sera 7 aprile a Porta a porta, ha raccontato di non essere amatissima da alcuni collaboratori scolastici, come l’ex vicepreside che non avrebbe avuto, nei suoi confronti, modi cortesi e che, stando sempre alle parole di Quaresima, pensava che nessuno mai l’avrebbe potuto sollevare da quell’incarico prestigioso.


E, invece, Quaresima lo ha fatto. «Ha avuto un modo poco rispettoso di rivolgersi alla mia persona. Io sono stata considerata un’intrusa, una persona che voleva toglier loro dei privilegi», ha detto. Quando è arrivata al Montale, dopo un’esperienza al Convitto nazionale Vittorio Emanuele II, Quaresima era intenzionata a prendere in mano la situazione, controllare tutto filo per segno, e avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno. Lo conferma anche l’ex vicepreside: «Tra di noi ci sono stati dei malintesi. Ha fatto bene lei ad avocare le pratiche, ci mancherebbe. È inesperta come lo eravamo tutti all’inizio ma è giusto che provasse a gestire». E ancora: «Lei ha un carattere… particolare, ogni tanto faceva qualche sfuriata, come quando mi ha detto di parcheggiare bene la moto o di tenermi la mascherina sul viso. Aveva ragione. Anche se mi sono infastidito, ho 65 anni e mi sono sentito rimproverare come da mia madre».


L’esposto

La storia della presunta relazione con lo studente di 19 anni – Andrea, in passato candidato con una lista del Montale, ma a dicembre scorso rappresentante in surroga (poi non eletto) – è saltata fuori, sempre stando al racconto della preside, in un periodo in cui lei si trovava a casa, col Covid. Lì qualcuno l’avrebbe avvertita dei fatti. Lei, rimasta incredula, avrebbe rimandato la questione al suo rientro. Si è preoccupata, sì, ma non pensava mai che sarebbe finita così. Nel frattempo, infatti, sarebbe successo di tutto. Dalle scritte contro di lei, con chiari intenti intimidatori, all’arrivo dei genitori del ragazzo a scuola. Si sono presentati spontaneamente? Secondo Quaresima no, potrebbero essere stati convocati. Ma da chi? E a che scopo? Perché farlo alle sue spalle, senza metterla al corrente dei fatti? Guarda caso, al rientro della preside, i genitori non si sarebbero più fatti vedere, non l’avrebbero mai chiamata né avrebbero chiesto un colloquio. Lei, invece, avrebbe provato invano a contattare il 19enne ma niente. Nessuna risposta. Come mai questo silenzio? Del ragazzo, peraltro, fin dal primo momento non si è mai saputo nulla, della preside tutto. Nome, cognome, foto, trascorso professionale.

Le due ipotesi

Lo studente, che finora ha sempre rifiutato di parlare coi cronisti e che non è molto attivo sui social, che ruolo ha avuto in questa vicenda? È stato davvero lui a passare quelle chat – su cui il Garante è intervenuto e che la preside disconosce in toto – ai giornali o è stato strumentalizzato da qualcuno? L’ipotesi è che, alla luce dei pettegolezzi, magari nati da «un’invenzione di un ragazzo che voleva darsi delle arie», qualcuno ne ha approfittato per affossare la preside, per “farla fuori” una volta per tutte. Quaresima, infatti, difficilmente potrà restare in quella scuola, in un ambiente a lei «ostile» (lo era già da prima, ora ancora di più con gli insegnanti, alcuni, che nemmeno la salutano più). Oppure il giovane potrebbe essere rimasto vittima di una “trappola”, di qualche compagno che non ha gradito la sua scelta di collaborare con la preside ai tempi dell’occupazione? «Temevo che si inimicasse i compagni», ha ammesso Quaresima.

Lo studente, infatti, si è subito dimostrato collaborativo con la dirigente scolastica e potrebbe aver riferito i nomi di chi occupava l’istituto, aiutando tantissimo la preside che – durante l’occupazione al Montale, la sua prima occupazione – si è sentita «molto sola». Quaresima aveva il suo numero, così come quello di tutti gli altri rappresentanti d’istituto. La preside ha anche un approccio all’insegnamento diverso da quello classico, perché ha iniziato la carriera come educatrice. Al Convitto aveva persino attivato un laboratorio pomeridiano di filosofia e si era impegnata per far ottenere ai suoi studenti i biglietti di vari spettacoli teatrali ai quali li accompagnava senza alcun problema.

L’interrogatorio di 10 ore e mezza

La preside è stata sottoposta a un colloquio, molto cordiale, con l’ispettrice dell’ufficio scolastico regionale. Un’ispezione che, però, non sarebbe partita per il caso mediatico sollevato dai giornali ma per un esposto pervenuto agli uffici. La preside lo ha scoperto durante il faccia a faccia con l’ispettrice, durato ben 10 ore e mezza (interrotto solo da una piccola pausa in cui Quaresima ha mangiato – testualmente – dei «tarallini in bustina»). Chi lo ha mandato? La segnalazione sarebbe arrivata «da parte di diverse persone, tutti ne parlavano», ha sostenuto finora l’ex vicepreside. Al momento, però, di questa ispezione non si conoscono i risultati. Saranno questi, di fatto, a spiegare una volta per tutte cosa è successo, se le chat tra la preside e il diciannovenne esistano davvero e cosa accadeva in quella scuola.

«Un interrogatorio che mi ha provato molto, dalle 8.20 del mattino alle 19.30 della sera, con una piccola pausa», ha raccontato lei. Intanto gli studenti del Collettivo del Montale hanno già denunciato la «tensione» all’interno della scuola: un caso mediatico che «ha influenzato le vite di tutti i membri della comunità scolastica mettendo in difficoltà la normale amministrazione e la didattica, a partire dalla mancata uscita di circolari per diverse ore, fino al coinvolgimento emotivo che non permette di portare avanti la didattica come avveniva fino a un mese fa». Peraltro Quaresima non era poi così amata dagli studenti: prima ha fatto discutere la circolare «sull’abbigliamento consono» da indossare a scuola (fatto «frainteso» dai ragazzi), poi la presa di posizione durante l’occupazione a scuola. Ce lo conferma anche il suo avvocato: «Lei denunciò i reati all’autorità pubblica. Già in quel momento aveva assunto una posizione di tutela vera dell’istituzione, di correttezza del lavoro. Si è esposta e questo non l’ha resa popolare».

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