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Caso Cucchi, il comandante dei carabinieri Luzi: «I condannati saranno espulsi dall’Arma»

L’annuncio: chi è stato condannato in primo grado trasferito a incarichi d’ufficio

Con le sentenze su Stefano Cucchi ha vinto lo stato di diritto. E presto ci saranno espulsioni tra i carabinieri coinvolti. Il comandante generale dei carabinieri Teo Luzi parla oggi in un’intervista a La Stampa della decisione della Cassazione sui responsabili e della sentenza di primo grado sui depistaggi. Promettendo che chi è stato interdetto finirà fuori subito dall’Arma ma arriveranno anche provvedimenti per gli altri. «Rimane il dolore di tutti. Per primo, quello della famiglia Cucchi, alla quale esprimo ancora una volta la mia sentita vicinanza. Per tutti gli altri militari tuttora imputati a diverso titolo nei due distinti processi, auspichiamo una rapida definizione delle loro posizioni», premette Luzi. Che poi va al punto: «Indipendentemente dalla presunzione di innocenza e dall’esito di entrambi i processi, sento il dovere di dire che l’Arma ha vissuto con profonda sofferenza l’intera vicenda per la gravità delle condotte contestate, radicalmente lontane dai principi e dai valori che da sempre contraddistinguono l’impegno dei carabinieri al servizio del Paese e dei suoi cittadini».


Luzi spiega che gli otto militari condannati in primo grado sono stati già trasferiti all’epoca del rinvio a giudizio «da incarichi di prestigio e funzioni di particolare responsabilità a incarichi d’ufficio. Ribadisco che, nel rispetto del principio di legalità, al passaggio in giudicato delle sentenze, saranno tempestivamente definiti i procedimenti disciplinari nei loro confronti, così come previsto dalle norme in materia. Nel frattempo, tenuto conto delle condanne di primo grado, con la previsione per alcuni di pene accessorie suscettibili di incidere nel rapporto d’impiego, già dai prossimi giorni saranno posti a disposizione per svolgere compiti esclusivamente interni, senza personale alle dipendenze. Si tratta dello stesso tipo di provvedimento adottato in casi analoghi da altre Amministrazioni dello Stato e che garantisce – fino al giudicato – l’assenza di qualsiasi vulnus nell’esercizio delle funzioni svolte».


I condannati in via definitiva, invece, «perderanno lo status militare, già in applicazione delle pene accessorie di interdizione perpetua dai pubblici uffici». Mentre anche se dovessero essere salvati dalla prescrizione, per i condannati in primo grado nel secondo processo «l’Arma darà comunque corso ai procedimenti finalizzati all’accertamento delle relative responsabilità disciplinari sulla base delle risultanze processuali disponibili». Il Comando Generale dell’Arma darà anche seguito ai risarcimenti decisi per le parti civili: «Lo dobbiamo a tutti i carabinieri e ai cittadini, la cui fiducia alimenta il nostro impegno ed è motivo stesso del nostro essere. Eventuali somme risarcitorie saranno incamerate dall’Erario».

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