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Transnistria o Donbass: le due ipotesi sui piani di Putin per la guerra in Ucraina

Due linee al Cremlino: arrivare fino alla Moldova o fermarsi al Sud-Est. Il presidente non ha ancora deciso. Ma gli esperti dubitano

Infliggere una sconfitta all’Ucraina nel Donbass. Poi proseguire l’avanzata verso sud. Arrivando a Odessa e Nikolaev. E stabilendo una connessione diretta con la Transnistria, dove c’è «una popolazione russofona oppressa». Dopo le parole del comandante ad interim del distretto militare centrale russo Rustam Minnekayev, oggi è Dmitrij Suslov, direttore del Centro Studi Internazionali di Mosca a spiegare l’obiettivo “massimalista” del Cremlino. Ma Suslov avverte anche che c’è una seconda corrente di pensiero nella classe dirigente russa. Che è invece minimalista. E osserva che l’obiettivo Transnistria richiederebbe molte più risorse, prolungherebbe la guerra e renderebbe più difficile un accordo con l’Ucraina e l’Occidente.


Obiettivo sud

Suslov, che ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera, dice che Vladimir Putin semplicemente non ha ancora deciso cosa fare. E va ricordato che lui stesso il 24 febbraio, giorno dell’inizio della guerra, lo stesso Suslov aveva detto tutt’altro. Sostenendo che l’obiettivo dei russi fosse il cambio di regime a Kiev e quindi la deposizione di Zelensky. Il cambio di prospettiva lo spiega oggi lui stesso: «L’assunzione iniziale sull’Ucraina che sarebbe crollata come un castello di carte si è rivelata errata. L’esercito ucraino ha opposto una resistenza impressionante, aiutato massicciamente dall’Occidente». Seguendo questa prospettiva la conquista dei territori rivendicati dalle due repubbliche secessioniste e l’occupazione della parte meridionale dell’Ucraina porterebbe anche al collasso dell’economia di Kiev. Che perderebbe così l’acciaieria e i porti di Mariupol e Odessa.


Per questo Zelensky ha fatto partire subito l’allarme Moldova e ieri Chisinau ha protestato con l’ambasciatore russo. Mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto con un ‘no comment‘ a chi gli chiedeva un commento sulla nuova prospettiva. Nel Donbass intanto l’offensiva entra intanto sempre più nel vivo. Una pioggia di missili ha colpito ieri anche l’ospedale regionale traumatologico della città di Lyman, stando alle denunce di Kiev. Le operazioni d’assalto puntano in particolare su Sloviansk, nell’oblast di Donetsk. Nel mirino restano i centri strategici di Rubizhne e Popasna, dove le forze di Mosca hanno aperto il fuoco su un autobus che stava evacuando civili. Pesanti raid anche su Kharkiv, dove l’esercito russo ha rivendicato la conquista di un arsenale con migliaia di tonnellate di munizioni.

Cos’è la Transnistria?

La Transnistria attualmente è una piccola regione che ha proclamato la sua indipendenza ma non riconosciuta dall’Onu. È governata da un’amministrazione autonoma con sede a Tiraspol. Secondo stime non verificabili ci sarebbero tra i 1.500 e i 2.000 soldati russi nella regione, mentre la cittadina è a 100 chilometri da Odessa. Il regime obbedisce già a Putin. Per questo potrebbe essere l’obiettivo successivo della Russia dopo la conquista dell’Est. Ma intanto proprio nel Donbass l’offensiva militare continua a fornire a Mosca risultati insoddisfacenti. Anche se l’avanzata continua in maniera graduale, è lenta. Tanto che l’analista dell’Ispi Eleonora Tafuro Ambrosetti dice oggi a La Stampa che che i russi non stanno avanzando con un grado di successo talmente ampio che possa far presagire operazioni più ampie come la presa di Odessa. Che sarebbero dispendiose anche dal punto di vista militare. Tanto che secondo Michael Kofman, direttore del programma di ricerca sulla Russia dell’istituto Cna, Mosca invece intende limitarsi a dove è già arrivata a sud e intende concentrare le forze soltanto sul Donbass. Ma mantenere viva la minaccia su Odessa serve a costringere gli ucraini a impegnare militari anche in quell’area.

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