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Epatite nei bambini, il pediatra del centro trapianti di Bergamo: «Nessun allarme: è una malattia rara, ma conosciuta e curabile»

Non esclude un aumento dei casi anche in Italia il prof. Lorenzo D’Antiga, direttore di epatologia, gastroenterologia e trapianti pediatrici al Giovanni XXIII di Bergamo: «Ma i nostri centri sono pronti»

Le ipotesi dell’Oms sulle cause delle epatiti acute infantili non convincono il pediatra Lorenzo D’Antiga, che al Corriere della Sera dice di considerare: «poco probabile che il responsabile sia l’adenovirus». Il direttore di epatologia, gastroenterologia e trapianti pediatrici al Giovanni XXIII di Bergamo invita alla cautela, ricordando innanzitutto che i casi emersi finora sono legati a una malattia: «conosciuta da anni». Secondo D’Antiga: «Siamo di fronte a un agente infettivo sconosciuto. Ma non è una novità. Le epatiti acute di causa indefinita – spiega al Corriere – le abbiamo sempre trattate». Il pediatra cita per esempio i dati diffusi dal suo centro di Bergamo, che ha pubblicato la casistica degli ultimi 20 anni: «si evince che su 55 casi, 26 non rientrano in alcuna diagnosi definita».


Sulle cause più probabili che stanno scatenando i casi di epatiti infantili, D’Antiga ammette che la comunità scientifica: «ha sempre ritenuto che fosse di natura infettiva, ma non si è mai trovata la conferma. La maggior parte di queste malattie – ha aggiunto – non si manifesta semplicemente incontrando il virtus, ma solo se il soggetto ha una predisposizione personale a svilupparla, una percentuale minima». D’Antiga non esclude un aumento di casi anche in Italia, così come successo nel Regno Unito, dove il picco potrebbe essere stato legato al lockdown: «Se per due anni l’organismo non incontra agenti infettivi, l’immunità generale si abbassa». Ma quel che è certo, spiega il pediatra, è che l’allarmismo sui casi confermati o sospetti di epatiti infantili sono ingiustificati: «È una malattia rara e curabile – spiega D’Antiga – I nostri centri sono pronti».


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