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Ucraina, un post sui social alimenta i dubbi sulla sorte di Vavassori: «Distrutto il suo convoglio, ci sono 5 morti»

Il 29enne nato in Russia e adottato in Italia da una famiglia piemontese si è arruolato nella «Legione di difesa internazionale Ucraina» con il nome di «comandante Rome».

È comparso un messaggio sul profilo Instagram di Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore italiano di 29 anni che combatte accanto all’esercito ucraino, che alimenta i dubbi sulla sua sorte. «Ciao a tutti, il team di Ivan è ancora vivo – si legge -. Stanno cercando di tornare indietro. Il problema è che sono circondati da forze russe, così non sanno quando e quanto tempo ci vorrà per tornare indietro. Stanotte sono stati distrutti due convogli dai russi, in uno dei quali doveva esserci anche lui. Ci sono 5 persone morte e 4 feriti, ma non conosciamo i loro nomi».


La preoccupazione di queste ore

Nato in Russia, Vavassori era stato adottato da una famiglia piemontese. Sui social era stato lanciato l’allarme per l’ex portiere in serie C di Pro Patria, Legnano e Bra, con il sospetto che Vavassori fosse rimasto vittima di un attacco subito dalla sua unità a Mariupol. Secondo la ricostruzione diffusa sui social, l’esercito russo avrebbe distrutto due convogli ucraini del 4° Reggimento. In uno di questi ci sarebbe stato anche Vavassori, colpito durante la ritirata di alcuni feriti a Mariupol. Di lui al momento non ci sono notizie.


Vavassori aveva iniziato il suo viaggio verso l’Ucraina lo scorso 5 marzo. Mentre stava partendo, aveva raccontato i rischi a cui consapevolmente andava incontro. «La nostra sarà una missione suicida perché abbiamo pochissime unità contro un intero esercito, ma preferiamo provare. Quel che importa è morire bene, soltanto allora inizia la vita». Dopo il via libera dell’ambasciata di Kiev in Italia, Vavassori aveva aderito alla «Legione di difesa internazionale Ucraina» con il nome di «comandante Rome». Nei suoi post social che documentavano il percorso, Ivan si definiva un guerriero del signore, citava passi del Vangelo, raccontava di essere chiamato «aquila nera». In uno dei suoi ultimi post avrebbe scritto: «Morire vent’anni prima o vent’anni dopo poco importa. Quel che importa è morire bene, solo allora inizia la vita».

Ivan Luca è figlio adottivo di Pietro Vavassori, ex patron della Pro Patria, e di sua moglie Alessandra Sgabella. Negli anni ’90 l’imprenditrice piemontese era stata sequestrata dalla ‘ndrangheta e tenuta prigioniera per nove mesi, tra il 1997 e il 1998. È morta nel 2011.

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