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«Combatteremo finché sarà necessario». Parla un militare ucraino da Mariupol

«Portiamo aiuti ai civili ma non possiamo stare con loro per non metterli in pericolo», ha detto Sviatoslav Palamar, 39 anni, vicecomandante del battaglione Azov, intervistato da Reuters

Reuters intervista il capitano Sviatoslav Palamar, 39 anni, vice comandante del battaglione Azov, che in questi giorni, come mostrano alcuni video, ha portato cibo ai civili, soprattutto donne e bambini, nascosti nei bunker dell’acciaieria Azovstal. E che oggi sono allo stremo. Palamar parla di Azovstal, enorme complesso industriale che contiene camere sotterranee e tunnel ma soprattutto l’ultimo baluardo della resistenza ucraina a Mariupol. I militari su indicazione del presidente Putin hanno ridotto in rovina gran parte di Mariupol (strategica per i russi). «Finché siamo qui e manteniamo la difesa… la città non è loro», ha detto Palamar. Stando al suo racconto, la zona intorno all’acciaieria è stata fortemente bombardata, a un certo punto però le forze russe avrebbero inviato una colonna di armi armati, veicoli corazzati e fanteria che, però, il battaglione Azov avrebbe distrutto. Le tattiche militari cambiano continuamente: «Siamo circondati. Ora stanno conducendo attacchi aerei», ha detto.


Palamar, che è sposato e ha un figlio, si è rifiutato di dare dettagli precisi sulle operazioni perché, sostiene, potrebbero aiutare il nemico, i russi di Putin. «Ovviamente le nostre risorse non sono infinite e si stanno esaurendo ogni giorno che passa. La situazione è difficile, ma combatteremo e combatteremo per tutto il tempo necessario», ha spiegato. Il battaglione Azov, unità associata a gruppi neonazisti e per questo considerato uno degli obiettivi più simbolici della guerra russa, avrebbe avuto più di 500 combattenti feriti. «Non siamo nelle condizioni di curarli, effettuare un intervento chirurgico è davvero difficile.. le medicine stanno finendo così come cibo e acqua».


Palamar ha precisato, poi, che sono centinaia i civili che si stanno riparando dalla guerra nell’acciaieria. «Portiamo loro cibo e controlliamo il loro stato di salute, ma non possiamo stare con i civili per ovvi motivi. Il nemico potrebbe inscenare una provocazione e dire che…ci nascondevamo dietro i civili». Tra l’altro, un bunker che ospitava civili, bambini compresi, sostiene sempre Palamar, sarebbe stato colpito da un intenso lancio di razzi martedì scorso: una donna e un uomo sarebbero rimasti feriti.

Infine Palamar ha accusato la Russia di aver ingannato i civili: li avrebbe fatti evacuare mentre continuavano a bombardare l’area. Da qui l’invito alle organizzazioni internazionali, come Nazioni Unite o Croce Rossa, a fare subito da garanti per “liberare” finalmente i civili intrappolati a Mariupol, circondati dalle forze militari russe. «Spero che il mondo ora si renda conto del suo errore. Tutto quello che fanno i nostri soldati qui, non solo a Mariupol, ma sul territorio dell’Ucraina in generale, siamo convinti che possa salvare non solo l’Ucraina ma anche Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Moldova e Georgia», ha concluso.

Foto in copertina da REUTERS

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