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Stop al petrolio russo, ma solo dal 2023: pronto il sesto pacchetto di sanzioni Ue contro Mosca

Presentate dalla presidente della Commissione europea von der Leyen, le nuove misure colpiranno anche banche e militari

L’Unione Europea ha messo a punto le nuove sanzioni contro la Russia. Il sesto pacchetto di misure, presentato il 30 aprile da Ursula von der Leyen agli ambasciatori dei 27 Stati membri, toccherà quattro principali ambiti: i prodotti utilizzati per la costruzione di armi chimiche, i militari coinvolti nell’eccidio di Bucha, il sistema bancario e soprattutto l’embargo del petrolio. Su quest’ultimo punto le tempistiche non saranno però immediate: il bando totale scatterà a tutti gli effetti solo dal 2023. Prima di quel momento l’Ue dovrà trovare una vera unione di intenti viste le divisioni emerse. Quello che avrebbe fatto storcere il naso a più di qualche ambasciatore è la decisione della presidente di seguire in maniera piuttosto fedele la linea proposta dalla Germania, sostenuta da Romania, Ungheria e Slovacchia: sì alle sanzioni, ma dando il tempo ai Paesi per sostituire l’oro nero russo. Per risolvere una divisione del fronte occidentale von der Leyen ha così deciso per le prossime settimane di svolgere una serie di faccia a faccia con i singoli Stati nel tentativo di mediare.


Verso l’embargo

La lunga fase di transizione prima dello stop totale è di circa 7 mesi. Dopodiché, come proposto dalla Germania stessa, gli Stati membri fermeranno i flussi provenienti dalla Russia. La motivazione della lunga attesa per una delle misure più importanti contro Mosca è la difficoltà di trovare in poco tempo soluzioni alternative per sostituire le forniture russe. Nelle ultime ore Berlino ha ribadito la necessità di aspettare, così come tutti quei Paesi che attualmente dipendono al 100% dalle forniture russe e quindi Ungheria, Slovacchia e Romania. A livello complessivo, l’Ue compra dalla Russia oltre il 25% di tutto il greggio, immettendo nelle tasche del Cremlino ogni giorno 261 milioni di euro. Il lungo periodo di transizione però non è stato visto di buon occhio da tutti. «Non è abbastanza», ribadisce la Polonia, seguita da Estonia, Lettonia e Lituania. Ma il sesto pacchetto sembra essere destinato ad andare in porto. Martedì 3 maggio la Commissione lo formalizzerà, il giorno successivo il comitato dei Rappresentanti permanenti dei 27 governi (Coreper) lo approverà e sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue entro il prossimo week end.


Sanzionate altre banche, ma non c’è la Gazprom

Oltre al gas russo, il pacchetto di sanzioni europee contro Mosca toccherà anche il sistema bancario. Saranno escluse dal circuito Swift altre tre banche russe ed una Bielorussa. Si tratta della Sberbank, la Russian Agricultural Bank, la Banca di Mosca e la Belinvest di Minsk. La Gazprom Bank, la multinazionale che tra le altre cose gestisce i pagamenti del gas russo, non sarà coinvolta.

Armi chimiche, militari e testate giornalistiche

L’Europa, poi, si impegna a non venderà più a Mosca i prodotti necessari per la costruzione di armi chimiche. Ma non è tutto. I militari russi che verranno sottoposti a inchieste internazionali per i crimini commessi in Ucraina, a partire dalla strage compiuta nella città di Bucha, verranno inseriti nella black list dell’Ue. Un’altra misura riguarderà il mondo dell’informazione: saranno bandite altre tre testate giornalistiche accusate di collusione con il Cremlino e di diffondere fake news sulla guerra.

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