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Accusato di corruzione, il funzionario di polizia provinciale si uccide durante l’arresto a Palermo

Durante la notifica della custodia cautelare in carcere Marcello Miraglia è andato in bagno e si è lanciato nel vuoto

Quando i finanzieri hanno bussato alla porta di casa, ha pensato non ci fosse altra via d’uscita se non quella di uccidersi. È successo a un funzionario della Polizia provinciale della Città metropolitana di Palermo che nella notte del 12 maggio si è tolto la vita davanti alle forze dell’ordine, giunte nella sua abitazione per la notifica di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa rivolta a Marcello Miraglia, 61 anni, era quella di corruzione. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, durante le operazioni di notifica il funzionario avrebbe chiesto a un uomo della Guardia di Finanza di poter andare in bagno. Subito dopo ha aperto la finestra e si è lanciato nel vuoto dal sesto piano. Il maresciallo che lo seguiva ha tentato di fermarlo senza però riuscirci, rimanendo anche ferito gravemente a una mano. L’indagine per corruzione aveva coinvolto Miraglia e altre nove indagati: tutti imprenditori che in cambio di denaro o oggetti ricevuti in regalo avrebbero ottenuto rinnovi di autorizzazioni ambientali o soffiate su controlli e ispezioni.


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