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Descalzi (Eni) e Starace (Enel) con Cingolani: «Serve un tetto al prezzo del gas»

Il Ministro della Transizione Ecologica torna a spingere per la misura, per ora concessa solo a Spagna e Portogallo

«Siamo in economia di guerra, non più in economia di mercato. Le regole di pace, dove qualche operatore olandese si arricchisce sul prezzo del gas, non vanno più bene». Sono queste le parole del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani sul tetto europeo al prezzo del gas, una misura che molti ritengono fondamentale per uscire dalla crisi energetica, i cui effetti si ripercuotono su tutta la filiera dei prezzi, incidendo sull’inflazione. «Il gas ha raggiunto prezzi folli, le imprese e le famiglie non ce la fanno. Domandiamoci quanto questo libero mercato stia funzionando. Occorre fare una riflessione, occorre un calmiere dei prezzi. Noi abbiamo proposto uno “european price cap”, che tagli i picchi dei prezzi del gas», ha detto il ministro.


Cingolani ha parlato dal convegno della Lega a Roma, dal quale è intervenuto anche l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace: «Questo aumento delle bollette è conseguenza dell’aumento del prezzo del gas, ed è destinato a rimanere finché non si farà quello che diciamo da tempo, e che il ministro Cingolani ha detto essere la volontà del governo italiano: porre un tetto alla volatilità senza motivo che il gas sta avendo in Europa». Della stessa opinione anche l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi: «Dobbiamo mettere un tetto europeo al prezzo del gas. Si può fare. Se mettiamo un ‘cap’, chi ha la pipeline deve mandare il gas a questo prezzo, che sarà comunque molto più alto di quello di produzione. Ma questa cosa deve essere fatta a livello europeo».


Il contratto con Gazprom e i nuovi Paesi fornitori

Gestire in poco tempo l’altra grande questione, la dipendenza dalla Russia, per Descalzi «non sarà semplicissimo»: «Abbiamo un contratto con Gazprom fino al 2036. Se non ci sono sanzioni europee, non possiamo interrompere questo contratto, pagheremmo penali pesantissime». Eni sta comunque lavorando per diversificare le proprio fonti di approvvigionamento, ha spiegato Descalzi: «Il gas sta arrivando, dall’Algeria, dalla Libia, dalla Russia e il Gnl. La priorità è arrivare al massimo della capacità di stoccaggio, per mantenere il prossimo inverno i prezzi adeguati per l’industria e la popolazione».

Descalzi ha anche aggiunto che «stiamo lavorando per sostituire il gas russo. Alla fine sostituiremo un gas che non è nostro con uno che è invece italiano, cioè di Eni. A chi dice che viene da paesi poco sicuri, dico che in questi paesi lavoriamo da 70 anni, investiamo lì. Questo gas in parte è nostro, siamo il più grosso produttore in Africa. Abbiamo due pipeline con Algeria e Libia e riserve in Egitto, Nigeria, Angola, Congo e soprattutto Mozambico».

Sì al tetto per Spagna e Portogallo, ma non per il resto dell’Ue

Da settimane in Europa si discute della possibilità di porre un tetto al prezzo del gas, ma la richiesta di Mario Draghi ha finora incontrato le resistenze dei Paesi del Nord, che temono ripercussioni dalla Russia, ancora il maggior fornitore dell’Unione. Gli unici Stati ad aver ottenuto il permesso all’istituzione di un prezzo massimo di acquisto del gas sono Spagna e Portogallo, in virtù della loro dipendenza relativamente bassa e della ridotta interconnessione della rete energetica della Penisola Iberica con quella del resto dell’Unione.

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