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Le missioni segrete degli elicotteri all’acciaieria Azovstal prima della resa: «Il 90% non è tornato»

Taras Chmut della Ong Povernys Zhyvym racconta i viaggi dei piloti per portare rifornimenti e armi

Missioni segrete di elicotteri all’acciaieria Azovstal. Con piloti che volavano radente al terreno, raggiungevano i combattenti e scaricavano armi, munizioni e rifornimenti. Le ha rivelate il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky nei giorni scorsi, sostenendo anche che il 90% dei piloti non tornava indietro. E oggi ne parla in un’intervista rilasciata a Repubblica Taras Chmut, direttore della Ong Povernys Zhyvym, ovvero “Torna a casa vivo”. «Fornivamo il materiale su specifica richiesta degli assediati, che comunicavano con noi online. Era trasportato via elicottero dall’aviazione militare. Piccoli droni, sistemi di sorveglianza, visori termici, radio – è il tipo di rifornimenti nel quale siamo specializzati ed è quello che i combattenti ci chiedevano. Purtroppo alcuni elicotteri sono stati abbattuti e i piloti sono morti. A volte al ritorno riuscivano a evacuare i feriti che erano dentro l’acciaieria», esordisce Chmut nel colloquio con Daniele Raineri.


Chmut fa sapere che le missioni sono coperte da segreto ma loro ne hanno effettuate quattro: tutte hanno raggiunto l’obiettivo ma altri piloti sono stati meno fortunati. «Quanto materiale abbiamo portato a Mariupol? Decine di droni quadricotteri (usati dal reggimento Azov per vedere i movimenti dei russi attorno all’acciaieria, guidare il tiro dei mortai e riprendere le imboscate dall’alto), decine di visori termici per vedere di notte, molte decine di sistemi radio di comunicazione e mirini termici, e anche accumulatori per l’energia elettrica. Dipendeva come ho detto dallo spazio sull’elicottero e purtroppo non era possibile caricare più roba». Aggiunge che attualmente aiutano anche gli ucraini impegnati in azioni di guerriglia contro i russi nei territori occupati. Poi svela chi li finanzia: «Non riceviamo donazioni dai governi, le riceviamo dalla gente che vuole sostenere la nostra causa. In alto sulla lista dei donatori ci sono Regno Unito, i Paesi baltici, la Polonia, la Repubblica ceca, i Paesi Bassi, la Svezia, la Norvegia e l’Italia».


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