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Xinjiang, l’Alta commissaria Onu per i diritti umani in Cina dopo 17 anni: «Dialogo possibile per tutelare gli uiguri»

Michelle Bechelet ha incontrato virtualmente anche Xi Jinping. Pechino ha sempre respinto le accuse di crimini contro l’umanità

«Abbiamo individuato le aree in cui possiamo sviluppare un dialogo per il futuro» A 17 anni di distanza dall’ultima volta, l’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani si è recata in Cina, nella regione dello Xinjiang, e ha commentato così la sua visita, avvenuta per «impostare una discussione con le autorità cinesi» sullo stato della regione nella quale vive la discriminata minoranza musulmana degli uiguri. La commissaria, Michelle Bachelet, ha incontrato virtualmente anche il presidente Xi Jinping. Raccontando la visita in una conferenza stampa online, ha spiegato che gli incontri nello Xinjiang «non sono stati un indagine», ma che si sono tenuti «senza supervisione» delle autorità cinesi. La missione ha seguito diverse condizioni imposte dalla Cina, e secondo gli Stati Uniti Bachelet ha compiuto l’errore di accettarle, anche a seguito del rilascio di migliaia di documenti, video e fotografie hackerati dai sistemi informatici della polizia e della rete di incarcerazioni di massa in settimana, con l’ordine di «sparare a vista ai fuggitivi». Gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali – come il Canada – hanno parlato di «genocidio» e di «crimini contro l’umanità». Le accuse sono state negate con forza da Pechino.


Pechino dichiara di aver chiuso i campi di lavoro

Bachelet ha dichiarato che Pechino ha assicurato di aver chiuso le «scuole di formazione professionale» che in passato erano state identificate dagli osservatori sui diritti umani come campi di rieducazione forzata per gli uiguri. La commissaria ha anche invitato la Cina a non adottare misure «arbitrarie e indiscriminate» nel reprimere «il terrorismo» nella regione.


La questione dei bambini strappati alle famiglie

L’altro punto toccato è quello delle famiglie che sono state separate. Circola da tempo l’informazione che nello Xinjiang Pechino prelevi i bambini musulmani e – strappandoli alle loro famiglie – li costringa negli orfanotrofi statali. A riguardo Bachelet ha dichiarato: «Siamo consapevoli del numero di persone in cerca di notizie sul destino dei propri cari e posso dire che questa, insieme ad altre questioni, è stata sollevata nei vari incontri avuti con le autorità»

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