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Caos Superbonus 110%, la denuncia degli architetti: «La proroga al 2023 non è abbastanza». Ecco chi rischia la restituzione

Senza ulteriori misure chi ha iniziato i lavori potrebbe subirne il blocco, e non ricevere il sussidio

Il Superbonus 110% verrà probabilmente prorogato fino al 2023 con il decreto aiuti di questa settimana, ma potrebbe non essere abbastanza per sbloccare la situazione scatenata dall’esaurimento dei fondi. È questa la denuncia del Consiglio Nazionale degli Architetti: «La soluzione al problema del blocco della cessione dei crediti per i bonus edilizi – cioè, quella di prorogarla di un anno – appare come assolutamente inadeguata proprio perché tra un anno la situazione non sarà cambiata in quanto le banche presenteranno gli stessi problemi di oggi». Con il Superbonus, chi commissiona i lavori può chiedere uno sconto in fattura alle imprese, che a loro volta possono cedere il credito alle banche. Se non ceduto alle imprese, il bonus arriva come sgravio fiscale da parte dello Stato direttamente a chi commissiona i lavori.


Chi rischia di “restituire” il bonus

C’è però il rischio che alcuni beneficiari si trovino a dover non ricevere il bonus dopo l’apertura del cantiere, nonostante la richiesta accettata prima dell’inizio dei lavori. Per accedere al sussidio, infatti è necessario che il 30 per cento degli interventi sia stato ultimato a 6 mesi dal termine; data che dopo la proroga è stata fissata al 30 giugno 2023. Ma se le imprese edili non ricevono i fondi, i lavori non proseguono, e se i lavori non proseguono, il bonus non arriva. A quel punto, chi ha commissionato i lavori senza anticiparne il costo, ma lasciando che l’impresa ceda il credito alle banche, non solo non li vedrebbe ultimati senza un ulteriore influsso di denaro – dato che le banche hanno smesso di acquistare nuovi crediti da quando sono terminati i fondi – ma si troverebbe anche a non ricevere lo sconto del bonus, che infatti verrebbe commisurato alla percentuale di lavori già realizzati, ma non oltre. Pare quindi, che senza un’ulteriore apertura, la situazione fra un anno potrebbe essere la stessa di ora. Soldi finiti e lavori bloccati.


Le banche chiedono più aperture alle cessioni

Per sbloccare la situazione, sono gli stessi istituti a premere affinché venga concesso l’uso dei crediti del Superbonus anche per acquistare titoli di Stato. Questa opzione, caldeggiata anche dal M5S si aggiungerebbe, oltre alla proroga da approvare è previsto che, se le banche non riescono a liquidare il credito che hanno acquistato dalle imprese edili, questo possa essere ceduto ai loro clienti con partita Iva superiore a 50 mila euro cha hanno problemi col fisco, come già accade con le grandi imprese nella stessa situazione.

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