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La storia di Giovanni Nughes, l’inventore del Dado Star. Il figlio: «Cedette il brevetto per 3,5 lire al pezzo»

10 Ottobre 2026 - 12:09 Alba Romano
dado star
Il racconto del figlio del farmacista al Corriere: «Lo produceva manualmente con mia madre che sovrintendeva i lavori»
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Prima di diventare una presenza fissa nelle cucine di milioni di italiani, il Dado Star è nato lontano dai grandi complessi industriali. La sua origine risale al banco di lavoro di una farmacia di Robecco sul Naviglio, grazie all’intuizione di Giovanni Nughes, farmacista originario di Santu Lussurgiu. Dopo la laurea a Genova e le prime sperimentazioni nel dopoguerra, Nughes trovò la ricetta ideale per il suo concentrato: un preparato composto per il 13% da estratto di carne, unito a verdure e sale.

Il racconto del figlio: «Se mio padre avesse avuto spirito commerciale oggi racconteremmo una storia diversa»

Inizialmente la produzione si svolgeva su scala interamente artigianale e familiare. Come ricorda il figlio Francesco al Corriere della Sera: «La verità è che se mio padre avesse avuto spirito commerciale oggi racconteremmo una storia diversa». E spiega che «il primo dado, lo produceva manualmente con mia madre che sovrintendeva i lavori, aveva costruito anche una stecca in metallo per tagliarne le porzioni tutte uguali».

La svolta con la Star

La svolta arrivò con l’incontro con Danilo Fossati, fondatore della Star. L’imprenditore rilevò il brevetto per 3,50 lire a pezzo e affidò a Nughes il ruolo di direttore tecnico dell’azienda. All’interno degli stabilimenti, il farmacista sardo divenne presto un punto di riferimento benvoluto dai lavoratori. «Per il suo onomastico chiamava il camioncino della Motta e distribuiva gelati», racconta il figlio. Ricorda ancora con commozione il giorno della sua scomparsa, avvenuta nel 1974: «Eravamo piccoli ma il suo ricordo non svanisce. Il giorno dei funerali lo stabilimento si fermò, gli uomini piangevano». Dall’ingegno di Giovanni Nughes nacquero anche altri prodotti destinati a segnare la storia alimentare italiana, come le tisane «Sogni d’oro», il «Gran Ragù» e la «Pummarò»: «Tutti vendevano pelati da tritare in casa, lui ebbe l’idea semplice di vendere la passata».

L’eredità in azienda e il legame con la cucina

Nel 1962 anche il figlio Francesco entrò a far parte dell’azienda, vivendo in prima persona gli anni di maggiore espansione: «All’inizio non fu semplice essere “il figlio di”, è stato un grande maestro. Erano anni di fermento, ogni tre mesi lanciavamo un nuovo prodotto». Sulla scia dell’innovazione di famiglia nacquero successivamente prodotti come «L’Estathé» e diverse linee di cibi liofilizzati. Un legame con il cibo e con l’invenzione del padre che Francesco Nughes mantiene intatto ancora oggi: «Mio padre amava mangiare io mi diverto a cucinare e il dado lo metto come insaporitore ovunque».